15 ANNI
Nel febbraio 1993 cominciava quello stato di cose che si è protratto fino ad oggi sotto il nome di emergenza rifiuti. In quella data il Consiglio Regionale della Campania approvava la legge n.10, in un momento di crisi per tutta la politica italiana, erano infatti i giorni di Tangentopoli.
A quel tempo il traffico di rifiuti, specialmente quelli tossici e nocivi, era nelle mani di vaie organizzazioni criminali di stampo camorristico. I siti di smaltimento funzionavano su autorizzazioni provvisorie rilasciate dalla Regione Campania. In queste discariche molto spesso fu sversato qualsiasi cosa.
La legge n.10 prevedeva la costuzione dei Consorzi di Bacino, obbligatori tra i Comuni, e fissava per il 1995 il raggiungimento fino al 50% dei rifiuti in meno da conferire in discarica. Questo si sarebbe dovuto ottenere tramite il ricorso alla raccolta differenziata, al riciclo, al riuso e alla compattazione. La stessa legge sancisce l’esclusione dei soggetti privati dalle attività di smaltimento. Gli unici soggetti che dovranno occuparsene sono: Comuni, Consorzi di bacino e Comunità montane. Quello che verrà dopo sarà il collasso del sistema e l’istituzione del Commissariato di Governo.
Forse bisognerebbe partire da qui quando ci si chiede il perchè delle tante proteste di queste settimane in molti paesi della Campania. Forse bisognerebbe partire da tutti i piani scritti e mai concretizzati. Forse bisognerebbe partire dai milioni – di lire prima e di euro poi – spesi per le consulenze di egregi tecnici ed esperti, provenienti dalle casse pubbliche. Forse bisognerebbe ripartire da quelle campagne che dove si coltivano fusti velenosi e camion seppelliti come fossero bombe di una guerra chimica combattuta decenni addietro che ogni tanto rispuntano fuori. Forse dovremmo leggerci tutti i piani di bonifiche mai attuate su territori martoriati prima di sputare sentenze sui perchè e i percome certe popolazioni dichairano guerra allo Stato non appena si vuole aprire – o moto spesso ri-aprire – una discarica sul loro territorio.
Forse bisognerebbe ripartire dalla credibilità peduta da parte dello Stato da queste parti. Dai servizi mai offerti, dalla sicurezza inesistente. Gli amministratori locali, e soprattutto quelli che da qui sono partiti negli ultimi venti anni per andare a sedersi sul raso delle poltrone di Roma, dovrebbero interrogare a fondo le loro coscienze, in merito a quanto e cosa hanno fatto per il territorio campano.
Ed ora siamo qui. Inutile piangere sul latte versato dirà qualcuno. Anche perchè potebbe essere latte contenente diossina munto da bufale con la brucellosi.. Quindici anni sono passati.. La situazione è al collasso.. non ci sono altre parole. E in questo articolo non vogliamo provare nemmeno a proporre soluzioni. Qui fotografiamo solo la realtà. Quindici anni di fallimenti. Di soluzioni annunciate, di promesse.
L’unica cosa che verrebbe da dire è quella di affidare la gestione ad un altra nazione, una a caso, per un tot di anni. Lucrino e "mangino" quanto vogliono, tanto in Italia non sarebbe un problema, non sarebbe una novità, purchè si risolva il problema. La Cina per esempio: in 5 anni hanno costruito la ferrovia più alta al mondo che collega appunto la Cina al Tibet, 1.147 km a 4.000 metri dal livello del mare, in condizioni estreme e spesso senza ossigeno. Saprebbero sicuramente risolvere anche la nostra emergenza.
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