I casertani sono distratti, si sa. Come si sa che il 23 dicembre 2009 l’assessore regionale all’ambiente walter ganapini dichiarò testualmente: “abbiamo riscontrato che l’insorgenza di leucemie e forme tumorali nel quartiere Acquaviva è riconducibile all’inquinamento della falda provocato dai liquami che dai fondali di Lo Uttaro arrivano nella falda (Ansa). Tempo pochi giorni, e la clamorosa notizia scompare dai giornali. Tante altre emergenze, tante altre esigenze (soprattutto elettorali), e si richiude il vaso di Pandora. Meglio non parlare di ciò che fa paura. D’altronde, nel rione Acquaviva vivono almeno novemila persone che con l’acqua intossicata ci convivono. L’arsenico è già dentro di loro, dentro di noi.

 

A quanto pare, la salute pubblica di noi concittadini continui in pericolo, a Caserta, a San Nicola, a Maddaloni, e ci chiediamo il motivo per cui l’Arpac (ossia la Regione) e la Provincia abbiano atteso fino al cinque giugno per inoltrare al comune di San Nicola la Strada i risultati delle analisi che certificano la presenza di metalli tossici nell’acqua dei pozzi. Evidentemente, si è ritenuto opportuno non “allarmare” le schede elettorali. Una volta chiuse le urne, tuttavia, la verità viene a galla su di un mare di percolato. Gli Americani, invece. Quando nel luglio 2009 vennero scoperte tracce di tetracloroetilene nell’H2O, il comando Usa Navy impose ai militari di stanza a Casal Di Principe, San Cipriano d’Aversa, Casapesenna di abbandonare subito le loro case. Qui, invece, si attaccano manifesti murari. E ci si guarda smarriti, chiedendosi: “Acquaiolo, l’acqua è tossica?” non è una domanda retorica, ma il titolo di una campagna anticonvenzionale per informare i residenti della città continua circa l’inquinamento della falda acquifera causato dalla gestione criminale della discarica Lo Uttaro.

 

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