Ormai è allarme aperto per il litorale di Capocotta. Quello che si temeva è diventato realtà. Decine di metri di dune mangiati e portati via dal mare. Comitati ed associazioni ambientaliste denunciavano da tempo questo rischio, ma non sono state ascoltate. Quello che però non si poteva pronosticare è la rapidità col quale è avvenuto il fenomeno, che ora si teme, potrebbe mettere a rischio una fascia ancora maggiore del litorale laziale. Sono bastate le mareggiate di pochi giorni di maltempo a far scomparire circa 50 metri di costa; dune e vegetazione sparite e altre decine di metri di spiaggia a rischio.

 
Adesso il Wwf chiede uno stop totale delle attività su tutta l’area: «La spiaggia di Capocotta – spiega Vanessa Ranieri, presidente Wwf Lazio – con le sue dune è area a protezione integrale della Riserva Naturale Statale Litorale Romano, insieme alla spiaggia comunale di Castel Porziano è inoltre Sito di interesse comunitario (Sic) e Zona a protezione speciale (Zps)». Secondo Ranieri, quella di Capocotta «è un’emergenza naturalistica da preservare e gestire con la massima cura e attenzione». Com’è potuto accadere? Secondo le associazioni che da anni monitorano il territorio la risposta è semplice: anni di abusi, di vegetazione sacrificata per far posto a chioschi e lettini, ed ecco che il naturale equilibrio della zona è stato compromesso.
 
Probabilmente quello che è accaduto in pochi giorni, si pensava potesse accadere nel corso di diversi anni, ma è andata peggio. Cittadini della zona avevano segnalato la presenza di trattori per arare le dune, l’asportazione della vegetazione pre-dunale, che trattiene una parte della spiaggia, operazioni per livellare il terreno per ottenere più spazio utilizzabile dai gestori degli stabilimenti. C’è chi si chiede come sia potuto accadere a pochi metri dalla tenuta di Castelporziano (residenza del Presidente della Repubblica). Adesso però l’urgenza è intervenire con un piano di salvaguardia per mettere in sicurezza l’habitat della zona e le dune gravemente compromesse, cercando di contrastare l’avanzata del mare prima che sia troppo tardi.
 
Per il Wwf è necessario chiudere l’area e valutare l’eventuale rinnovo delle convenzioni per la gestione: «Occorre consentire ai processi naturali la ricostituzione delle dune e dell’arenile. Un’azione di questo tipo deve essere adottata a causa degli abusi e per l’assenza di controlli ed adeguati interventi che hanno reso l’utilizzo della spiaggia non sostenibile». «è una scelta difficile – precisa Rolando Gili, presidente del Wwf Litorale Romano – ma non adottarla significa condannare Capocotta e, tra non molto, essere costretti a difendere dalle onde la sede stradale». Nei prossimi giorni il Wwf presenterà una richiesta al sindaco Alemanno, per «ricordare che il Comune di Roma, ente gestore della Riserva, non ha un piano di gestione, come invece prevede la normativa». 

 

Pubblicato su Terra, il 3/3/2010