Andava a prendere la paga, ucciso da un pirata
di Marilù Musto – Pedalava, Kassim. Maglietta bianca, jeans e documenti in tasca. Ieri doveva essere la sua giornata libera dal lavoro, eppure era in sella alla sua bicicletta e stava per raggiungere il contadino che avrebbe dovuto pagarlo per aver raccolto pomodori e pesche per una settimana intera, sotto il sole, nei campi di Villa Literno e Casal di Principe. Ma un camion lo ha ucciso alle 7 e 30 del mattino nei pressi dello svincolo della statale Nola-Villa Literno a Casal di Principe. Kassim Zanre, 22 anni, del Burkina Faso, è morto così, su un pezzo d’asfalto umido e anonimo. Il camionista che lo ha investito non si è fermato e forse non si è nemmeno accorto che la ruota dell’autocarro aveva schiacciato la testa del ragazzo. È stato un carabiniere della compagnia di Casal di Principe a vedere per primo quel corpo a terra e fare la prima telefonata ai colleghi. Sul posto sono stati chiamati anche i familiari del giovane bracciante, un fratello e una cugino, lavoratori stagionali anche loro. I militari hanno avviato subito le indagini e non si esclude una svolta che potrebbe portare all’identificazione del pirata della strada. Le prossime ore saranno decisive anche per il medico legale di Caserta che dovrà eseguire un screening esterno sul corpo dell’africano e stabilire formalmente la causa del decesso. L’ipotesi, per ora meno accreditata, è che sia stato tramortito prima dell’investimento. Kassim non era solo una forza lavoro che offriva manodopera nelle campagne dell’agro aversano. Era un giovane proveniente dall’Africa occidentale, la terra «degli uomini integri», che aveva un regolare permesso di soggiorno con residenza a Pordenone. Si trovava a Casale da una settimana o poco più, ma sarebbe presto ritornato al Nord. Come lui, anche altri africani sono stati uccisi e lasciati sul ciglio delle strada. Ad aprile il cadavere di un extracomunitario era stato trovato avvolto in un lenzuolo bianco in via Giardino, a Villa Literno, al margine della carreggiata di marcia tra Villa Literno e Castelvolturno. Il volto era tumefatto a causa di un trauma, il corpo bagnato in un canale di scolo dei Regi Lagni, tra mucchi di rifiuti accantonati. Non aveva documenti con sé. Non è mai stato identificato. Il suo corpo è ancora custodito in una cella numerata dell’obitorio di Caserta, accanto al corpo di un altro immigrato egiziano. Gli investigatori sono riusciti solo ad ipotizzare che in vita fosse un guardiano di bestiame o un lavoratore dei campi scaricato in aperta campagna il giorno del decesso dal suo stesso «padrone». Venti anni fa venne consumato un delitto destinato a rimanere nella memoria di Terra di Lavoro. Nella notte tra il 24 agosto e il 25 agosto dell’89 venne ucciso, infatti, un altro immigrato. Era Jerry Masslo, un rifugiato politico riconosciuto dall’alto commissariato Onu per i rifugiati, riparato in Italia grazie all’intervento di Amnesty International. Masslo era scampato al piombo e alle carceri razzista del regime di Pretoria, per finire impallinato da un gruppo di bianchi nella civile Italia. Masslo ricevette i funerali di Stato a Villa Literno alla presenza del vicepresidente del consiglio. Da allora si sono consumate altre piccole e grandi stragi di extracomunitari. Ogni estate sulle strade dell’agro aversano e sulla domiziana, nella terra dei Mazzoni, vengono investititi dai dieci ai venti stranieri che viaggiano su biciclette e moto. La metà ritorna a lavorare nei campi dopo il ricovero. L’altra non sopravvive.
pubblicato su il mattino del 19/08/09
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