Appunti sparsi.

1) RENZI – Il presidente del Consiglio e segretario del Pd si dimostra in grado di catalizzare un numero di voti imprevedibile per ogni analista politico. Questo enorme consenso in qualche modo lo rafforza nel ruolo di presidente del Consiglio non passato per il voto delle urne politiche. Lo pone quindi in una posizione di forza, sia all’interno del parlamento, sia nel suo partito. E anche in Europa naturalmente, dove il Pd ottiene più seggi del SPD tedesco. Dunque, Renzi gioca su tre scacchieri diversi: governo del Paese, Europa, Pd. Da qui in poi potrebbe solo fare peggio, verrebbe da dire. La sfida di mantenere un consenso di circa il 41% è una sfida al limite dell’impossibile. Ora dovrà dimostrare di essere in grado di realizzare quelle riforme necessarie all’Italia, e di saper pesare nella scelta delle politiche europee. Sul fronte interno (quello del Pd), cambiano nettamente gli equilibri. Come deciderà di gestire questa cosa lo sapremo presto, al prossimo direttivo.

2) GRILLO – Il M5S perde oltre 2 milioni e mezzo di voti rispetto alle politiche dello scorso anno. Il Movimento quindi da un lato conferma la sua grande forza attrattiva per parte dell’elettorato italiano, conquistando il 21% dei consensi ed essendo così seconda forza del paese, dall’altro consuma un risultato che non può che essere letto come una sconfitta, visto come era stata impostata l’intera campagna elettorale dei pentastellati, riassumibile nello slogan: “vinciamonoi”. Evidentemente paga la chiusura totale a qualsiasi tipo di dialogo con le altre forze politiche, specialmente con quelle di governo. Come si comporteranno ora Grillo&Casaleggio e il Movimento 5 stelle? Una possibile risposta passa per il liberarsi di alcune esagerazioni di quella retorica della purezza che ha contraddistinto il movimento sempre di più. Quel presumere di essere così diversi e moralmente superiori, da non voler neppure parlare con l’avversario. Sapranno farlo i parlamentari del m5s? Andare in qualche modo “oltre” Grillo? Il leader genovese come primo atto dopo le elezioni, s’è recato presso una società privata, a discutere con il suo direttore. Stiamo parlando della Casaleggio Associati. Di certo non la migliore delle immagini possibili per un movimento “dei cittadini”.. La retorica del “distruggiamo” alla lunga stancherà e non sembrerà più credibile. C’è bisogno di un cambio di passo, e probabilmente, di un ritorno alle origini del movimento, ai cittadini sui territori, a quello che rappresentavano quelle 5 stelle.

3) FORZA ITALIA – Il centrodestra, così come l’abbiamo conosciuto negli ultimi 20 anni, è morto. Nel 1993 arrivò questo imprenditore milanese sulla cresta dell’onda, che sembrava imbattibile, che con la sua potenza economica e mediatica, costruì un’alternativa alla rappresentanza di centrodestra nel nostro paese. Quel percorso è finito. All’interno di quello schieramento non sono stati in grado per tempo di rinnovarsi, e ora parte un lungo processo di ricostruzione, che passa necessariamente per l’accantonare Berlusconi, che comunque è ancora in scena. Da segnalare anche come una forza alternativa di destra, Fratelli d’Italia, pur non ottenendo seggi a Strasburgo, rappresenti un milione di voti.

4) SALVINI – Bisogna dare atto al nuovo segretario della Lega, di essere riuscito in un’impresa quasi impossibile. Ridare forza e credibilità a un partito sulla scena da 20 anni che, travolto dagli scandali, sembrava destinato al declino definitivo. E invece, con i temi della lotta all’immigrazione e contro la moneta unica europea, diventa quarta forza del paese. Salvini rappresenta quasi mezzo milione di voti in più del partito del ministro dell’Interno, Alfano. Cercherà di canniballizzare quel che resta del centrodestra? C’è da starne certi.

5) SINISTRA – Si accende una luce a sinistra. Dopo i fallimenti della Sinistra Arcobaleno, della sparizione di 3-4 partiti di quell’area, l’uscita dal parlamento e la breve infatuazione Ingroia, a sinistra torna una speranza. Una speranza che porta un nome greco. Un’idea alternativa di Europa riesce a catalizzare abbastanza voti sufficienti a ottenere i seggi. Da qui si può ripartire anche per costruire un altro percorso in Italia.

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