Qualcosa è cambiato. Qualcosa è cambiato rispetto a pochi mesi fa, quando comitati cittadini ed amministrazioni comunali parevano contrapposte, su due fronti diversi, pronte a farsi guerra sulla questione discarica. In questi ultimi giorni sembra di poter dire che molto è cambiato, per lo meno a leggere e sentire le dichiarazioni dei due massimi rappresentanti delle amministrazioni di San Nicola la Strada e di Caserta. Il sindaco di San Nicola la Strada ieri sera (25 settembre), in seduta di consiglio comunale ha espresso con forza e rabbia tutta la propria insofferenza rispetto al comportamento del Commissariato per l'Emergenza rifiuti e di qualche altro amministratore, per gli accordi disattesi riguardanti in primis il famigerato Protocollo d'intesa del undici novembre, e in secondo luogo per il mancato funzionamento del Comitato dei Garanti di cui era stato fatto presidente. Angelo Antonio Pascariello ha sentito il dovere di richiamare alcuni consiglieri che prima di votare un documento (poi approvato all'unanimità da maggioranza e opposizione), s'erano detti pronti ad azioni altre rispetto a quelle previste dal percorso della legalità qual'ora non arrivassero risposte alle urgenti domande che si pongono, nel giro di pochi giorni. Stigmatizzato questo proposito il primo cittadino ha continuato spiegando le ragioni di un percorso: fu chiesto uno sforzo per superare l'emergenza e l'amministrazione di San Nicola accettò di seguire con alto senso delle istituzioni quanto veniva chiesto. Queste le spiegazioni del Sindaco. Ci si è in altre parole fidati di quanto scritto in quel Protocollo, ci si è fidati di persone e di istituzioni. Per questo il sindaco Pascariello non si sente di dover abbracciare nessuna croce, di dover riconoscere alcuna colpa. Adesso però, vista la non attuazione del Protocollo, viste le mancate bonifiche del territorio, vista l'asfissiante puzza che costringe intere popolazioni ad una vita indegna di un paese civile, l'amministrazione comunale di San Nicola la Strada (maggioranza e opposizione), chiede che siano adottati provvedimenti urgenti per risolvere la crisi, e che vengano fornite risposte in tempi brevissimi. Anche Petteruti, sindaco di Caserta, non usa mezzi termini in una lettera consegnata pochi giorni fa al Prefetto Pansa, Commissario per l'Emergenza. Petteruti parla di un'intera città trasformata in un nauseabondo sito di trasferenza, afferma che gruppi di cittadini stanno giustamente intraprendendo azioni legali per chiedere la restituzione della tassa sui rifiuti, per un servizio non ricevuto, e chiede la necessaria ed improrogabile messa in atto di quanto scritto nel Protocollo d'intesa oltre l'apertura della discarica. Nella presa di posizione dei due sindaci vi sono significati politici molto importanti. Innanzitutto il riconoscimento che le lotte dei cittadini, bollati nei mesi scorsi come: scarsa minoranza, ecologisti, fondamentalisti, gruppi aizzati da chi ha altri interessi, ed addirittura come 'jihad ecologista', erano giuste. O perlomeno che ora sono condivise. I sindaci riconoscono che le popolazioni hanno sopportato troppo, che le strade e le case sono invase da una puzza insopportabile, che il sito non è risultato essere una scelta idonea in fin dei conti, e che i patti presi non sono stati rispettati; cosa che i comitati di cittadini temevano fin dall'inizio. Dunque sembra un primo passo per poter ricucire quello strappo sociale che s'era creato in questi dieci mesi, ma vanno fatte delle riflessioni. Il Sindaco di Caserta, apprestandosi a chiudere la sua lettera, nella quale tra l'altro dice che "non sarà tollerato alcun ampliamento dell'attuale sito di discarica né l'apertura di altro sito nel Comune di Caserta", chiede che sia pianificato di concerto con la locale amministrazione l'intero ciclo dei rifiuti. Dicendo questo Petteruti scrive: "con soluzioni certe,[..], che restituiscano ai cittadini un minimo di fiducia nelle istituzioni, dalle quali si sono sentiti sinora traditi.". Ecco. Questo è il vero punto cardine di tutta la faccenda. In qualche modo, sia Petteruti che Pascariello esprimono un concetto: in nome delle istituzioni che rappresentano, e per senso dello Stato, si sono sentiti in dovere di accettare° la soluzione che gli veniva proposta, o prospettata, quella del Protocollo d'Intesa con conseguente apertura di una megadiscarica. Ma questa fiducia non è stata ripagata. In qualche modo stanno dicendo ai cittadini che il loro è stato un comportamento lecito, comprensibile, giusto, quasi encomiabile, e che ALTRI non hanno rispettato i patti. Ciò salva una parte delle istituzioni, ossia appunto i consigli comunali, i sindaci, le amministrazioni, ma pone anche un interrogativo politico inquietante. C'è un vuoto. C'è qualcosa che non ha funzionato, e che continua a non funzionare da 14 anni. Chi non ha rispettato i patti è il Commissariato di Governo, e ciò significa che è lo stesso Stato a non aver rispettato i patti con i suoi cittadini, con i massimi rappresentanti dei cittadini sul territorio. Questo è quanto sembra emergere. Se dunque Petteruti e Pascariello potranno forse uscire indenni (politicamente) da questa vicenda in quanto rappresentanti delle istituzioni, i loro discorsi lasciano comunque un vuoto, un interrogativo inquietante. Un interrogativo che riguarda appunto la fiducia che i cittadini possono avere nelle Istituzioni, nello Stato. Le dinamiche sociali impongono spesso che venga trovato un capro espiatorio, questo giustifica fischi e lazzi nei confronti dei rappresentanti istituzionali quando qualcosa non va, anche se non sono loro i diretti responsabili con qualcuno bisogna pur prendersela, ma la democrazia e il vivere civile impongono che per gli errori, ancora di più quando gravi e con pesanti conseguenze, vengano individuati dei responsabili e che questi siano processati e paghino quanto devono alla società. Se anche i cittadini reputino sincere e condivisibili le parole di Petteruti e Pascariello, resta loro un senso di inquietudine, di vuoto, per delle responsabilità che divengono sempre più di fantasmi imprendibili. Tassati e chiamati a rispondere sempre in prima persona per ogni cosa i cittadini non possono sopportare che chi danneggia la loro salute non abbia un nome, un cognome e un volto. E qualcuno dovrebbe pensare molto seriamente a ciò. Inoltre se pure sembra che le colpe siano di altri, di altri che ora sembrano ancora più lontani, vi sono responsabilità precise anche tra amministratori locali, dirigenti e altri che pure fanno parte della catena decisionale in materia di rifiuti. Va detto inoltre che in questi giorni sembrano superate alcune posizioni di chiusura nei confronti dei comitati di cittadini (e delle ragioni che esprimono) da parte delle amministrazioni. Possiamo ricordare che in seduta di consiglio comunale a Caserta, molti consiglieri di maggioranza e lo stesso Sindaco votarono per non far parlare in pubblico consesso alcuni rappresentanti dei cittadini. In questi giorni sembra potersi riaprire un dialogo. Lo stesso sindaco Pascariello s'è detto disponibile ad un incontro. Le ragioni di una comunità che manifesta dissenso vanno sempre ascoltate, anche quando si tratta di minoranze. Quello che è accaduto con il movimento No Uttaro è l'esempio di come singoli cittadini possano rendersi attori protagonisti della propria città intervenendo con il proprio apporto di conoscenze e competenze in situazioni particolari. Il rispondere con arroganza e chiusura a tali manifestazioni di partecipazione porta ad una rottura con la società civile e rappresenta uno svantaggio per tutta la comunità che invece potrebbe ottenere benefici dall'apporto che alcuni suoi membri possono contribuire a fornire nella risoluzione di alcune problematiche. Molti degli stessi amministratori comunali nel corso di questi mesi si sono resi sicuramente conto che senza il supporto di persone esterne alle stesse amministrazioni non sarebbero mai venuti a conoscenza di documenti e fatti fondamentali nella questione lo Uttaro. In molte comunità del resto d'Europa i gruppi auto-formatisi di cittadini sono consultati regolarmente dalle amministrazioni locali nella normale attività di gestione della cosa pubblica. Speriamo che questa possa essere una lezione per la città, un momento di maturazione, in vista di altri appuntamenti importanti che di certo non mancano (macrico..). In fondo a tutta questa situazione riecheggia comunque una domanda che non riesce a trovare risposte, o le cui risposte forse sono così pesanti da non poter emergere: com'è possibile che l'emergenza rifiuti si localizza nelle sole province di Napoli e Caserta, e com'è possibile che in quattordici anni non si sia riusciti a risolvere un problema che riguarda una porzione così piccola del territorio italiano?