ANALISI. Oltre 14 milioni e mezzo di cittadini rimasti a casa, su 40 milioni, è un dato difficile da spiegare. ll dato sull’astensionismo è stato il vero protagonista della prima giornata di votazioni, lasciando poi, com’è normale che fosse, il posto alle proiezioni, ai dati, alle esultanze e alle recriminazioni, della seconda giornata elettorale. Ma a bocce ferme non si può non tornare proprio su quel dato che tanto dovrebbe far riflettere analisti e soprattutto politici. Un elettore su tre non è andato a votare. Un calo in termini percentuali, rispetto alle elezioni regionali del 2005 di 8 punti.
 
Si tratta di quattordici milioni e seicentomila persone in meno alle urne (pari al 35% dell’elettorato). Un dato impressionante, anche se lo si guarda da un altro punto di vista, quello dei dati di affluenza degli ultimi dieci anni: si tratta del dato più basso dal 2000. Alle regionali di inizio millennio votò il 73,0% degli aventi diritto, alle politiche del 2001 l’81,3%, alle europee del 2004 il 73,1%, poi ancora regionali nel 2005 col 71,4%, cui sono seguite le politiche del 2006 (83,2%) e del 2008 (80,5%). Lo scorso anno il dato più basso, per le elezioni europee: 66,5%.
 
Ed ora un altro calo: alle urne solo il 64,2%. C’è da registrare, nello scenario complessivo, un calo del Pdl (26,7%), che però correva senza simbolo a Roma, e resta comunque il primo partito italiano. Cresce la Lega Nord, dal 5,7% del 2005 al 12,7%, cala invece il Pd (25,9%), mentre cresce ancora Italia dei Valori (6,9%), sia rispetto alle scorse regionali (1,5%), sia rispetto le politiche (4,3%). Sparisce la sinistra, dove tiene solo Sinistra e Libertà di Nichi Vendola che si attesta al 3%, mentre si mantiene stabile l’Udc di Casini.
 
Che cosa è successo dunque? Perché così tanti elettori hanno deciso di non votare? In parte il fenomeno è spiegabile col risultato del Movimento cinque stelle lanciato da Beppe Grillo: 1,8% su base nazionale, con delle punte clamorose: 1,6% in Campania, 2,3% in Lombardia, 2,6% in Veneto, 3,4% in Piemonte, e ben 6,9% in Emilia Romagna. Numeri da brividi se si pensa che l’1,8% nazionale delle liste di Grillo è stato conquistato potendo contare solo sulle candidature in 5 regioni, e senza passaggi televisivi. Un consenso costruito sul web e con il “tour” dello stesso comico genovese che ha affiancato i suoi candidati nelle piazze italiane. Un voto di protesta che ha premiato anche la linea “duri e puri” di Antonio Di Pietro.
 
Ci sarà di che riflettere nel Partito Democratico, dove si continuano a mantenere posizioni solo nelle regioni dove si amministra il potere, perdendo peraltro il Piemonte, e la Campania.  Le ragioni del non-voto saranno, dovranno essere quindi elemento di serissima riflessione per tutti i partiti, specialmente a sinistra, dove s’era convinti che l’astensionismo avrebbe colpito di più a destra.
 
Oltre 14milioni e mezzo di cittadini rimasti a casa, su un elettorato chiamato al voto di circa 40milioni di persone, sono difficili da spiegare solo con una campagna elettorale giudicata da tutti bruttissima. è molto più di un segno dello stato di disaffezione dalla politica di tanti cittadini italiani, che non si sentono più rappresentati, e si sono anche stancati di dover votare il meno peggio turandosi il naso. 

 

pubblicato su Terra, il 31/03/2010