Cani randagi, piano per avvelenarli
Le carcasse di due cani sono state rinvenute ieri mattina dalla polizia municipale nella zona ex Saint-Gobain. Quello che è stato subito chiaro ai vigili, intervenuti sul posto per delimitare l’area, è un tentativo di avvelenamento di massa dei cani randagi presenti nella zona da tempo (si ipotizza l’uso di antiparassitari). Solo per caso dunque non s’è verificata la strage dell’intero branco composto da oltre una decina di esemplari. Alcuni dei sopravvissuti sono stati trasportati presso il canile comunale per osservazioni, altri sono sfuggiti alla cattura, e infine un ultimo esemplare è stato preso in consegna da volontari Enpa. All’arrivo dell’unità veterinaria, coordinata dal dottor Santamaria, l’area, di proprietà di un privato ma ad uso pubblico, presentava evidenti tracce di cibo ovunque; frattaglie di pollo e di maiale, oltre a croccantini, pasta e ossi vari. I veterinari hanno provveduto al reperimento di campioni, nei prossimi giorni gli esami condotti dall’Asl di Caserta e quelli tossicologici eseguiti dall’Istituto di zoo-profilassi di Portici. Raccolte anche le carcasse di piccioni e altri volatili rimasti vittime dell’avvelenamento. Molte le persone accorse sul posto, tra cui attivisti dell’Ente nazionale protezione animali, alcuni responsabili del canile comunale e alcune delle signore che nutrivano i cani visibilmente scosse per l’accaduto. «Denunciavamo da tempo lo stato di questi animali, le norme relative alla sterilizzazione e l’accalappiamento a Caserta non vengono rispettate e da giorni si avvertiva nell’aria un clima di ostilità», ha dichiarato il responsabile locale Enpa, Claudio Parretta che ha aggiunto: «Chiediamo che vengano chiarite tutte le responsabilità». A respingere le accuse Giovanna Marchi della Nuovo Villaggio Dog, la società che gestisce il canile: «Questi cani erano già stati ”microchippati” e sterilizzati, tranne un paio di femmine difficili da prendere. Abbiamo seguito tutte le procedure che prevedono poi la re-immissione in strada degli esemplari non pericolosi, e anzi – ha accusato Marchi – agiamo in condizioni di disagio, gestiamo molti più animali del previsto e spesso ci auto-tassiamo, dato che il Comune non paga; vantiamo crediti per 200-300 mila euro». L’assessore con delega al randagismo, Ferdinando Piscitelli, ha spiegato che «il canile potrebbe contenere circa 180 cani, e ve ne sono quasi 500. Purtroppo non ci sono le risorse economiche per gestire la cosa, i responsabili del canile fanno enormi sacrifici. Con il prefetto stiamo studiando un modo per affrontare la questione. Abbiamo attivato un piano di sterilizzazione dei cani patronali, e cercheremo di recuperare spazi nel canile per costruire altre gabbie. Inoltre valuteremo la possibilità di utilizzare altri canili sul territorio provinciale».
(pubblicato su il mattino del 29/03/09)



Un video amatoriale girato il giorno dell’avvelenamento: youtube.com/watch?v=hKWDRB6CgvU&feature=channel_page
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