Per la prima volta dall’istituzione della legge del 2001, è stato presentato ieri (16 dicembre) nella sala giunta della Provincia di Caserta il Rapporto sui Rifiuti nei comuni della provincia di Terra di Lavoro, con dati relativi al 2007, probabilmente l’anno in cui si sono registrate le condizioni più gravi dei 15 anni di emergenza in regione Campania. Oltre 400 i milioni di chili di rifiuti solidi urbani prodotti in tutta la provincia, di cui solo 29 milioni immessi nel ciclo della gestione differenziata (poco meno dell’8%), dati che l’assessore all’Ambiente della Provincia, Lucia Esposito non esita a definire “desolanti”. Ogni cittadino residente in Terra di Lavoro ha prodotto lo scorso anno, secondo i dati forniti dagli stessi Comuni, quattrocentosessantuno chili di rifiuti, ovvero circa un chilo e mezzo di rifiuti al giorno pro-capite, avviandone alla differenziata 90 grammi al giorno, ossia poco più di 33 kg l’anno.

 

Diverso è però l’apporto dei 104 Comuni della provincia; circa 20 superano il 20% di raccolta differenziata, cinque di questi addirittura salendo sopra il 35%, superano il 10% altri 28 Comuni, mentre i restanti 56 restano al di sotto di questa percentuale. Diverse ovviamente anche le cifre per i singoli Consorzi di bacino ed il criterio con il quale vanno lette le cifre. L’ex consorzio CE2 ad esempio raggruppa 26 Comuni per un totale di oltre trecentomila abitanti, mentre il CE1 poco meno di 90mila persone in 35 Comuni. Nel bacino del CE1 sono oltre 28mila le tonnellate di RSU conferiti, con una percentuale del 16,3% di raccolta differenziata, mentre il CE2 ha fatto registrare più di 158mila tonnellate prodotte di cui solo il 7,8% di differenziata. Se quindi il consorzio CE1 fa registrare una percentuale di raccolta differenziata di gran lunga superiore agli altri consorzi (16,3% contro il 7,8% del CE2, il 6,4% del CE3 e il 7,9% del CE4), il dato influisce in maniera non significativa sul totale della provincia, dato che il CE1 è costituito quasi esclusivamente da Comuni con meno di 5mila abitanti. E sono proprio i piccoli comuni a far registrare le migliori pratiche di raccolta differenziata. Francolise è la cittadina più virtuosa sotto questo punto di vista con una media del 65% di raccolta differenziata, contro ad esempio il 3% di Caserta. Male anche Aversa (6,15%), Santa Maria Capua Vetere (6,37%) o Marcianise (5,10%), fino a finire alle ultime della classe, percentuali che raggiungono il 3% nei casi migliori a Capodrise, Casaluce, Castel Campagnano, Castel Volturno, e uno zero spaccato per Castel di Sasso e Pontelatone. Del 7% totale di differenziata che si fa in provincia di Caserta, la fetta più grossa riguarda carta e cartone, seguiti da multimateriale, dal vetro dal biodegradabile e dalla plastica.

 

Dati dunque nella maggior parte dei casi ben lontani dalla quota del 25% di raccolta differenziata fissata dal decreto legge 90 del 2008, come traguardo da raggiungere per i Comuni nell’anno in corso. Proprio da questi dati bisogna ripartire secondo l’assessore provinciale all’Ambiente Lucia Esposito “E’ la prima volta che si produce un rapporto di questo tipo nella nostra provincia. Abbiamo a disposizione tutti dati ufficiali, provenienti dai Comuni, quantomeno ora abbiamo un termine di paragone per quello che saranno gli esiti del lavoro nel 2008”. L’assessore Esposito sottolinea inoltre l’aspetto relativo la raccolta dei dati economici e finanziari relativi alla gestione dei rifiuti “A differenza di altre province abbiamo inserito anche i dati economici. Dobbiamo capire quali sono i costi effettivi, e dove possiamo mettere in campo economie di scala”. Dati economici che parlano di un costo di esercizio sostenuto dai comuni della Provincia di Caserta pari a 120milioni di euro, 10 milioni in più del 2005. A livello provinciale, il costo pro-capite nel 2006 è stato pari a circa 134,82 euro ad abitante.

 

(pubblicato su Il Mattino del 17 dicembre 08)