Due donne scendono dall’ultimo Intercity giunto nella stazione ferroviaria di Caserta nel pomeriggio, tra le 16 e le 17, bagagli alla mano si avviano verso l’uscita principale, si fermano e con accento marcatamente toscano e un po’ spaesate chiedono a un passante dove è possibile prendere i pullman. Scopriranno di lì a pochi minuti che per raggiungere il capolinea bisogna attraversare un percorso privo di luci, che non esistono tabelle di segnalazione degli orari, e che il gabbiotto della società di trasporto pubblico cittadino è illuminato da una piccola lampada al neon posta sulla scrivania; una sorta di lampada di emergenza, che qui però è l’unica luce disponibile. Un’interrogazione sulle condizioni del capolinea dell’Acms è stata presentata dal vicecapogruppo di An in consiglio comunale Marco Cerreto, che denuncia la situazione «a dir poco scandalosa e paragonabile a quelle del terzo mondo» in cui versa il terminal dell’Acms e chiede al sindaco Nicodemo Petteruti «cosa intende fare per rendere più consona l’ubicazione del terminal della stazione centrale sia per le condizioni del personale dell’Acms, sia – continua Cerreto – per migliorare nei confronti dei cittadini il servizio offerto». Capolinea, quello della società casertana del trasporto pubblico, privo di servizi igienici: «Dobbiamo andarci a prendere un caffé per poter andare in bagno», denunciano i dipendenti in servizio dell’azienda. Se i dipendenti non se la passano bene, peggio stanno i cittadini che intendono usufruire del servizio: assoluta assenza di cartellonistica per chi arriva in stazione, nessuna indicazione di dove ci si debba dirigere per poter usufruire del trasporto pubblico, neppure una luce a indicare dove si trova il capolinea; unico segno distintivo un albero sotto il quale è stato montato il gabbiotto per i dipendenti. «Capita che arrivino turisti americani – dice uno dei lavoratori dell’azienda – che dopo aver fatto tutto un viaggio ed essere giunti fino a Caserta con le mappe, poi chiedano aiuto a noi perché non riescono a capire come si fa ad entrare alla Reggia». Ma i più sfiduciati, e probabilmente disillusi, sono i casertani stessi, che alla domanda rivoltagli su dove si possa prendere un autobus rispondono spesso «quali autobus?». Del resto, i cittadini casertani non sono particolarmente fortunati con il trasporto pubblico, e così anche la stazione ferroviaria risulta di difficile utilizzo per i viaggiatori. Non tutte le macchinette obliteratrici funzionano correttamente tutti i giorni, e le file per i biglietti sono spesso interminabili dato che, seppur il bancone dietro il vetro blindato sia lungo e con più postazioni, solitamente lo sportello aperto al pubblico è soltanto uno, al massimo due.

 

(pubblicato su Il Mattino del 02/12/08)