Sollecitato da alcuni amici esprimo qualche considerazione a proposito della proposta di legge di Beppe Grillo e del V-Day. Personalmente sono ancora indeciso se firmare o meno la petizione, e spiego di seguito i motivi. Di certo abbiamo assoluto bisogno nel panorama politico italiano di una rottura, di un terremoto, di un cambiamento, di una svolta netta che cambi lo stato di cose. Proprio per questo sarei tentato di firmare le proposte di Grillo, perchè certamente rappresenterebbero una grossa novità. Una novità rispetto ad uno stato di cose che nn va bene. Però su alcuni punti mi sorgono delle perplessità. Iniziamo dalla prima proposta: no ai parlamentari condannati in via definitiva. Di certo tutte le persone con un minimo di senno non vorrebbero che a legiferare in Parlamento ci siano persone condannate per corruzione, se non addirittura per frequentazioni mafiose!! E fin qui ci siamo. Però.. esistono anche altri tipi di reati per i quali si può essere condannati di altro tipo, per i quali non mi sentirei di non 'mandare' una persona in Parlamento. Per esempio tutte quelle azioni che possono essere commesse in una manifestazione e che sono considerate dal nostro ordinamento giuridico reato. Ad esempio la resistenza a pubblico ufficiale. A chi è impegnato in politica può capitare di prendere parte a qualche manifestazione, e può anche capitare di rimanere coinvolto in episodi che potrebbero poi portare ad una condanna. Ecco, in questo caso.. siamo sicuri di voler impedire a chi s'è reso colpevole di un reato di avere accesso in Parlamento? La proposta di Beppe ovviamente mira a far fuori tutti quei farabutti che in passato hanno rubato sulle spalle dei cittadini italiani, ma mi restano comunque perplessità legate ad altri tipi di reati che non siano quelli che considero davvero in contrasto con la funzione parlamentare. Poi: no ai parlamentari di professione. Nel nostro Paese abbiamo un problema, e cioè che molti dei politici che siedono oggi in Parlamento erano lì già 10 anni fa, se non 15 anni fa, e 20 anni fa, 30 anni fa.. e così via.. Dunque da qui la necessità di impedire che la politica possa diventare una professione. Ma da sempre, per alcuni, la politica è stata professione. Il punto è che il problema è culturale, è generale, è di una società malata che non riesce a rinnovarsi. Il problema non è solo tra i gangli della politica, ma anche nelle aziende, nelle università, ovunque!! In una società che definire gerontocratica non rende l'idea di ciò di cui si sta parlando i giovani sono tenuti ai box (dell'università e della famiglia) fino ai 30 anni, dove ancora senza certezze e prospettive sono costretti a lavori saltuari senza garanzie, spesso senza contratto, e sotto il bastone dei vecchi (in tutti i sensi) padroni. E 'padrone' oggi non lo utilizzo nell'accezione ottocentesca di colui che detiene i mezzi di produzione, oggi è 'padrone' anche chi occupa una posizione impiegatizia da oltre 30 anni, e non va in pensione. Geloso del proprio lavoro, della propria posizione e dei propri privilegi, tende ad ostacolare l'inserimento del giovane nel mondo lavorativo. Dunque, il problema è ben più complesso, ed è quello di una società cui le gambe stanno invecchiando.. e se continua così prima o poi cadrà. Si potrebbe cominciare dalla politica.. Ma siam certi che limitare le legislature possibili per ogni singolo candidato possa anche limitare i rischi che gli eletti una volta in cattedra pensino ad arricchire le proprie tasche per il 'poco' tempo che gli è concesso?!? Infine: si ai parlamentari votati dai cittadini. Bè, assolutamente daccordo, e non vedo come non lo si possa essere. Lo schifo che siamo stati costretti a subire con le ultime elezioni politiche, in cui i partiti sceglievano chi mandare in Parlamento, spero di non doverlo vedere mai più. Resta il problema delle possibilità uguali per tutti. C'è poco da fare, chi ha più soldi ha più possibilità. Ha più possibilità di farsi pubblicità, quindi di farsi conoscere. Come porvi rimedio? Ho tentato di esplicitare quelli che sono i miei dubbi rispetto alla proposta di Beppe Grillo, che comunque reputo interessante e sicuramente innovativa in un panorama politico e culturale che nonostante quelle che potrebbero sembrare novità (come ad esempio il Partito Democratico), tende a riprodurre se stesso senza reali cambiamenti. Mi sento quasi costretto a citare il Gattopardo, cambiare tutto per non cambiare niente.