Nel gergo degli addetti ai lavori si chiama “riposizionamento”.
E’ quello che pare stia mettendo in atto Antonio Di Pietro, leader, capo e fondatore di Italia dei Valori. Si tratta di riposizionale la proria immagine, nel dibattito pubblico, e dunque nella pubblica opinione, spostandola da una parte ad un’altra.

S’è capito subito che c’era qualcosa di diverso dopo il risultato del referendum. Il buon Tonino sin da subito ha assunto un profilo “basso”, o quantomeno non ha cavalcato l’onda come si poteva facilmente pensare facesse, vista la storia delle sue dichiarazioni pubbliche, spesso rivolte a chiedere le dimissioni del presidente del consiglio, Berlusconi. Dopo aver brindato in casa – recitavano le cronache dei quotidiani – s’è spostato alla Bocca della Verità dove c’era la festa dei comitati referendari, e lì ha detto ai suoi di non esporre le bandiere di partito; tanto che gli attivisti di idv sono rimasti su un lato della piazza. Di Pietro ha poi cominciato a spiegare in tv che quelli che avevano votato non erano solo del “popolo di sinistra”, e che andavano rispettati proprio perchè di correnti politiche diverse. Da qui però sono seguite una serie di mosse da giocatore di scacchi, che lasciano pensare appunto che Tonino da Montenero, stia riposizionando l’Idv sullo scacchiere: il discorso in parlamento e l’intervista di oggi al Corriere sono la conferma di tutto questo. Di Pietro fondamentalmente dice: 1) non sono mai stato di sinistra (rivendicando le origini paterne nella Dc), 2) la sinistra non è al momento alternativa credibile al governo, 3) sono per il bipolarismo. Sono questi i 3 dati interessanti, a mio parere, che emergono dall’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo.

Per questi motivi possiamo immaginare che nei prossimi mesi il leader dell’Italia dei Valori, accentuerà il suo essere alternativo non solo al berlusconismo, ma anche al centrosinistra e al Pd, e si rivolgerà per questo, agli elettori “moderati” o del centrodestra. Del resto non sono mosse campate in aria: con il declino e il tramonto del berlusconismo, cosa fa una forza che ha sempre fondato la propria azione sull’antiberlusconismo? Tonino sa da tempo che i sondaggi vedono stabile Idv, che non cresce, e che deve fare i conti con il ritorno sulla scena di una forza di sinistra (Sinistra e Libertà) antiberlusconiana, e un Pd che con i continui attacchi ai leghisti – duri a Pontida e mosci a Roma -, mira a riprendersi una parte di quei voti dilapidati, proprio nei confronti della Lega, in certe regioni del centro-nord. Così Di Pietro cerca il riposizionamento. Per sopravvivere anch’egli alla fine del berlusconismo, per recuperare il voto moderato, per riprendersi il consenso di chi lo ammirava durante la stagione di Mani Pulite: “lascio la piazza a Bersani e Casini” dice al Corriere.

E’ arrivato il Di Pietro moderato, che non s’è alleato con Berlusconi, come certi hanno pensato dopo la chiacchierata tra i due in parlamento, ma che sta cercando il modo di sopravvive a B., quando B. non ci sarà più.