«L’ambiente è diventato da tempo un luogo in cui fare affari, basta
guardare l’esempio dei rifiuti. Ci sono pezzi della politica che
vogliono fare affari in questo settore e poi ci sono le tradizionali
speculazioni del territorio cominciate negli anni ’60 che vanno avanti
ancora oggi».  A parlare è Luigi de Magistris, eurodeputato dell’Italia dei Valori,
che ha raccontato al nostro giornale come l’ambiente sia diventata la
torta più ricca in cui oggi affaristi e parte della politica vogliono
mettere le mani.  «Quello che preoccupa di più – aggiunge de Magistris – è che oggi
l’imprenditoria e le cricche si lanciano anche sulla green economy. Si
tratta di uno snodo cruciale che deve essere affrontato una volta per
tutte. Tramite l’ambiente potremmo rimettere in moto l’economia,
l’occupazione e aumentare la qualità della vita». 
Dalla sua esperienza quali sono le possibili soluzioni legislative e tecniche a questi problemi? C’è un mancato rispetto delle leggi e la legislazione va migliorata, ad
esempio con norme sulle emissioni nocive in atmosfera, che vanno
abbassate, penso all’Ilva di Taranto. Dobbiamo decidere che fare nel
futuro, se certe opere servono per lo sviluppo o non servono, come il
ponte sullo Stretto che serve a mettere in comunicazione Cosa nostra
con la ‘ndrangheta. O come il nucleare, che non è sicuro. Dobbiamo
puntare invece sul fotovoltaico, sul geotermico, sulla raccolta
differenziata, sulla politica dei risparmi e del consumo zero. 
Oggi parte della società ha la percezione di assistere ad una
classe politica sempre più collusa che però viene costantemente
riconfermata. Quali sono le urgenze per sbloccare questa situazione?
C’è un blocco politico, sociale, economico, soprattutto al sud, nato
attraverso il controllo illegale della spesa pubblica. Una  borghesia
mafiosa. Un partito unico della spesa che controlla il lavoro, decide a
chi dare appalti e a chi la manodopera, creando dei vincoli di
appartenenza. Se controlli il lavoro controlli la vita delle persone.
Bisogna spezzare il legame criminale tra la gestione del denaro
pubblico e la criminalità organizzata, mettere in circuito virtuoso i
finanziamenti pubblici, per l’imprenditoria giovanile, le cooperative,
i parchi, i prodotti locali. 
Lei si è trovato ad operare in prima linea contro la
criminalità. Ci può raccontare un esempio particolare di come funziona
il rapporto tra politica e illeciti ambientali?
  Mi è rimasto particolarmente impresso il caso delle  3000 tonnellate di
ferriti di zinco smaltite nei campi agricoli e l’amianto per la
realizzazione delle scuole vicino Crotone. è un tema che non deve
interessare solo gli addetti ai lavori, ma tutti, viste le ricadute e
gli enormi rischi che questi fatti comportano sulla popolazione. 
Cosa rappresenta in questo quadro l’omicidio di Angelo Vassallo? Quando la politica cambia rotta e diventa veramente luogo dove si
esercita l’interesse pubblico il politico diventa il primo bersaglio,
spesso indifeso, della criminalità. Perché la tutela ce l’ha il
ministro, non il sindaco che si trova a mani nude esposto
quotidianamente alle pallottole della criminalità. Se riusciamo a
creare un movimento forte, verso l’interesse della collettività, della
natura, dei valori costituzionali, noi diventiamo autotutela e scorta
anche per chi singolarmente si espone. Altrimenti, chi si espone da
solo diventa solo tiro al bersaglio.  

pubblicato su Terra, il 15/09/2010
L’articolo sulla rassegna stampa della Camera dei deputati.