De-Savianizzati

La rivolta contro Saviano è andata in onda oggi, al riparo da videocamere e studi tv. E’ in rete che s’è rovesciato il sentimento di amarezza nei confronti dello scrittore di Gomorra, per la sua lettera pubblicata oggi da La Repubblica, in cui si rivolgeva agli studenti che hanno manifestato il 14 dicembre a Roma, sostanzialmente invitandoli a non prendere parte a manifestazioni violente. Sono state tante le persone che questa volta hanno sentito l’esigenza di scrivere una risposta allo scrittore, anche specificando, in alcuni casi, che scrivevano pur sapendo che forse lui nonli leggerà mai. Un chiaro segno di voler manifestare un dissenso nei confronti di quelle parole pubblicate su di un quotidiano che stampa in media 500mila copie, e che quindi influisce nel dibattito pubblico.
Il blog contro i mass media.
E sono stati ancora di più quelli che hanno condiviso, commentato, segnalato i post con le risposte a Saviano. Una girandola durata tutto il pomeriggio, e ancora in corso, e che molto probabilmente avrà seguito dopo la diretta, prevista per le ore 19, su repubblica tv. Che cosa è successo dunque? E’ successo che, proprio molti di quelli che hanno seguito e stimato Saviano fino ad oggi, non si sono più riconosciuti nelle sue parole, anzi, hanno percepito quella lettera-invito, quasi una presa di distanza dallo stesso movimento degli studenti, da quanti manifestano da mesi, facendolo in tutti i modi possibili. Negli ultimi due anni abbiamo visto susseguirsi manifestazioni, grandi e piccole, dissensi espressi in vario modo, il sorgere di comitati, spesso etichettati con fantasiosi nomi facili da veicolare giornalisticamente, come nel caso delle mamme vulcaniche, simbolo ormai della protesta di Terzigno. E Saviano sembrava quasi sempre associato a queste proteste. E’ uno di noi, potevano pensare o pensavano coloro che manifestavano. Viene dalla gente, dal basso, e dunque è della gente, con la gente.
Ecco, quello che è successo oggi, con la lettera a Repubblica, in cui Saviano in qualche modo smentisce anche se stesso, nel momento in cui parla di fermarsi dinanzi le camionette della polizia, di non avanzare, di non tentare la violazione delle zone rosse imposte, qualora queste comprendessero anche il centro esteso della Capitale, non ricordando delle lodi tessute da egli stesso agli immigrati (o ai migranti nel linguaggio politically correct di sinistra) di Castel Volturno, che, ha ripetuto spesso Saviano, sono stati i soli a ribellarsi alla camorra, o anche quando ha parlato della Rivoluzione francese, dimenticando la violenza con la quale questa fu messa in atto. Non si vuole paragonare la rivolta degli immigrati di Castel Volturno, con quella contro il governo di martedi scorso, son due cose molto diverse. Ma come fu messa in pratica quella rivolta, di cosa parliamo quando discutiamo della ribellione di quei ragazzi africani, se non di devastazione, di segnali stradali divelti, di sassi lanciati, di bottiglie spaccate, di bidoni della spazzatura rovesciati? Saviano sembra essere a suo agio accomodato in quel saloto radical-chic di cui è entrato a far parte scrivendo un bel libro (a me è piaciuto molto), fatto di gente perbene, che frequenta altra gente perbene, e che ha sempre una parola pronta per dire ad altri cosa avrebbero dovuto fare, o come si sarebbero dovuti comportare in una determinata occasione.
Saviano per questo, scrivendo quel commento, probabilmente commissionato come spesso accade in questi casi, consuma lo scollamento dalla sua gente, o almeno da molti di questi, mostrando di essere altro, di essere ormai al di fuori di molte logiche che egli vuole raccontare. Perchè Saviano ha dimenticato in una volta sola che è da almeno due anni che operai, lavoratori, cassintegrati, salgono sui tetti, sulle gru, per farsi ascoltare, per rivendicare semplici diritti sanciti dalla Costituzione alle carte europee. Dimentica che, pur fermandosi prima dei blindati delle forze dell’ordine, a Brescia decine di persone che stavano solo guardando la scena degli operai sulla gru, sono state caricate senza motivo, solo perchè erano assiepate lì a guardare incuriosite o preoccupate. Ignora che da 11 giorni sul tetto della Regione Lazio sono asserragliate 7 persone che chiedono di essere ascoltate e non ricevono risposte o attenzioni, dimentica insomma che, per molti, moltissimi, la misura è colma. Cosa fare dopo aver manifestato, inventato slogan dei più svariati, aver esposto striscioni sui monumenti italiani più importanti, aver occupato università, scuole, stazioni, metropolitane, ..e perfino il Colosseo (!!)? Gli strati sociali più deboli o colpiti della società italiana sono allo stremo, sono saliti sui tetti come in Iran, e hanno sfilato in corteo come in Birmania, ma nulla è cambiato. Se la politica non interviene nel sanare il disagio, a mediare i conflitti sociali, questi esplodono. E risolvere tutto dicendo che è necessario isolare i soliti violenti non centra il problema.
Ampi strati della popolazione sono stanchi, e sentono la politica come una cosa altra dalla vita quotidiana e dai problemi. Pochi pensano oggi che chi è seduto in parlamento ci stia per curare l’interesse pubblico e non i propri affari privati. L’hanno gridato in molti, hanno anche mandato “affanculo” i politici in un rito collettivo senza precedenti (quello di Grillo), si sono astenuti dal voto in milioni, hanno manifestato in piazza, eppure vedono ancora sedere in parlamento persone condannate per associazione mafiosa, corrotti, truffatori. E anzi hanno visto parlamentari vendere il proprio mandato, la cosa più sacra in una democrazia fondata sulla rappresentanza, senza pudore, senza dignità. Saviano pare dimenticare tutto ciò, per ridurre la sua opera e il suo pensiero ad un “state boni” alla Maurizio Costanzo.
E’ questo che deve essere stato percepito oggi da centinaia di persone che stanno inondando blog e network sociali di commenti a quella lettera publicata da Repubblica. Così è partita a presa di distanza, la de-savianizzazione. Qui si vive nel mondo reale, noi ti apprezziamo e ti stimiamo per quello che hai fatto – scrivono in molti – hai parlato di cose che conoscevi bene, ma evidentemente non conosci il disagio che porta a manifestare chi è disposto a scendere in piazza, oggi, anche a rischio di tornare a casa col viso insanguinato.
Giulio Finotti
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