I black bloc e i buchi neri
Dopo la giornata di ieri, e gli scontri violentissimi di piazza San Giovanni è necessario fare delle riflessioni su ciò di cui oggi tutti parlano, i black bloc e la loro presenza nel corteo. E’ necessario innanzi tutto chiarire ancora una volta, se ancora fosse necessario, che il corteo era pacifico, multiforme, festante.
Pacifico, perchè senza alcun intento violento, senza alcun oggetto atto ad offendere, armato solo di bandiere, cartelli, colori e musica. Questa non è demagogia ma la sintesi di ciò che era il corteo.
Multiforme, perchè composto da una miriade di sigle e di anime, dagli studenti ai sindacati, dalle partite iva ai draghi ribelli, ed anche dagli anarchici, che pure hanno sfilato pacificamente.
Festante, perchè ricco di musica, cartelli ironici prodotti in casa, passeggini e anziani.
C’erano poi dei gruppi di ragazzi, per la maggior parte giovanissimi, sui 18-20 anni, vestiti di nero, con il casco legato alla fibia dei pantaloni o tenuto in mano. Si muovevano a passo veloce sui lati del corteo, in via Cavour lungo i marciapiede, scrivendo “Acab” (alla cops are bastards), o la “A” di anarchia sui muri, spaccando vetri di auto perlopiù di grossa cilindrata, bancomat e vetrine di banche e uffici postali (non ho visto chi componeva invece la “testa” dei black boc, ovvero quelli che per primi hanno spaccato tutto e hanno dato vita agli scontri di piazza San Giovanni, su questo punto bisognerebbe distinguere, credo, tra chi agiva con tecniche paramilitari, o di guerriglia, in maniera ben organizzata, che dalle foto appare più adulto d’età, e le decine di ragazzini che vi andavano dietro, perchè probabilmente i due fenomeni, che si incontrano in piazza, sono diversi tra loro sotto vari aspetti che non analizzerò qui). Il corteo ha reagito ripetutamente al passaggio di questi soggetti, gridando “fascisti carogne tornate nelle fogne”, “fascisti”, “fuori, fuori”, e arrivando a spintonarli in più di un’occasione per farli andare via.
Quello che bisogna chiedersi oggi è se era possibile impedire che avvenisse quello che è accaduto, se si poteva agire diversamente, e fermare questi gruppi. Dopo le manifestazioni degli ultimi anni, e dopo quella del 14 dicembre, dove è successo qualcosa di simile, è maturo il tempo per chiedersi se non si debba agire, sotto il profilo della gestione dell’ordine pubblico, in maniera diversa, per evitare qui buchi neri di sicurezza visti ieri.
Ieri la notizia predominante doveva essere l’autoconvocazione di centinaia di migliaia di persone, in una manifestazione non organizzata da partiti o sigle sindacali, che non hanno potuto far altro che accodarsi. Una manifestazione riuscitissima, con circa 300mila manifestanti secondo quanto si apprende oggi. Partendo da qui, e vedendo come queste 300mila persone pacifiche hanno reagito alla presenza e al passaggio di quelli che per semplificazione chiamiamo tutti “black bloc”, c’è da chiedersi se non si possa pensare a interventi delle forse dell’ordine lungo il corteo, con squadre di intervento rapido, se non è un tragico errore concentrare tutte le forze in una piazza, dove si crea l’effetto delle onde sugli scogli, dove cioè si finisce inevitabilmente per “attirare” i violenti e gli scontri.
Il corteo s’è spezzato in via Labicana, quando dal fondo (direzione San Giovanni) è cominciato a salire un denso fumo nero, quando dopo poco sono arrivati decine di black bloc, pesantemente contestati, e quando quindi era ormai chiaro che procedere significava andare a incanalarsi nelle violenze. Il corteo ha deciso quindi di deviare da una parte verso piazza Vittorio, dove pure poi si sono registrati degli scontri, e verso l’altra parte del Colosseo, proseguendo quindi verso il Circo Massimo in direzione Piramide. S’è quindi deliberatamente scelto di non alimentare gli scontri, lasciando solo il blocco nero.
Questa maturità e questa responsabilità e consapevolezza di un corteo di 300mila persone che avrebbe anche potuto reagire diversamente, perdendo il controllo, dovrebbe dare la prova a chi gestisce l’ordine pubblico, che c’è uno spazio in cui si può intervenire anche all’interno del corteo, in maniera non invasiva, andando ad isolare i violenti prima che portino a segno i loro obiettivi. Quando passano i black bloc infatti il corteo non solo urla contro di loro, ma ne prende le distanze anche fisicamente, distanziandosi dagli uomini in nero. E’ quindi possibile, a mio avviso, pensare a un modo diverso di agire da parte delle forze di polizia; in un contesto in cui non vi sono servizi d’ordine auto-organizzati. E’ su questo che oggi secondo me bisognerebbe ragionare.
La presa di distanza del movimento dalle violenze e dai violenti è un fatto che è stato riconosciuto anche dal sindaco di Roma, Alemanno, e per fortuna anche il ministro dell’Interno, Maroni, ha affermato che quei violenti non hanno alcun legame con i movimenti e i partiti di sinistra, anche quelli più “estremi”. Da qui bisognerebbe ripartire, facendo un passo avanti anche rispetto alle dichiarazioni di Maroni e Alemanno, se il corteo nulla c’entra, se nessun partito o movimento di sinistra ha alimentato quel fuoco, può darsi che ci siano stati degli errori a catena nella filiera del controllo e della prevenzione delle forze dell’ordine?
NB L’analisi si basa sui fatti osservati in strada fino a via Labicana
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