RIFIUTI. In provincia di Napoli continuano a scoppiare gli incendi nei
depositi illegali di residui di lavorazioni industriali. La
popolazione, esausta, lancia il grido d’allarme: «Basta veleni». Nuovi
casi ieri a Giugliano.

Brucia la statua di Padre Pio. Si sfigura l’immagine del santo di
Pietrelcina, in mezzo ad un ammasso di rifiuti in fiamme. Attorno
ragazzini, mamme, gente in canotta. E un fumo immenso che sembra di
essere a Bagdad, Saigon, o Sarajevo, dopo un bombardamento o un
attentato kamikaze. L’orrore è però di scena a Casacelle, frazione di
Giugliano
, periferia nord-occidentale di Napoli. Un fumo nero si
staglia in cielo, visibile da decine di chilometri di distanza. In
fiamme questa volta oltre a copertoni ed elettrodomestici di vario
genere, sono intere carcasse di auto.

Un cimitero di automobili rubate, o abbandonate, di cui qualcuno ha
fatto scempio con il fuoco. Da palazzine costruite abusivamente c’è chi
osserva lo spettacolo. Sembra quasi una gara, come se qualcuno si
divertisse a giocare al festival del rogo più grande. Quello che s’è
consumato in Campania durante tutta la stagione estiva, ma che prosegue
da anni, è un fenomeno al quale non si riesce a porre freno, o forse al
quale non si vuole porre freno.

Incendi di rifiuti e nelle campagne di Napoli i Caserta, che spesso
si consumano senza che alcuno intervenga a spegnerli. Si bruciano
scarti industriali e materiali chimici, solventi, colle, lastre di
eternit, plastiche, scarti chimici, fanghi. Qualsiasi cosa. Il
visibile, ai bordi delle strade di campagna, ma spesso anche lungo le
arterie di collegamento come le strade provinciali, è composto da
elettrodomestici: frigoriferi, lavatrici, tv, computer, monitor,
stampanti. Ma l’invisibile è fatto di materiali che escono direttamente
da qualche fabbrica
, e che vengono mimetizzati con altri rifiuti prima
di essere dati alle fiamme. In alcuni casi questa pratica è adoperata
per evitare le esplosioni degli agenti chimici, così si cerca di
attutire l’effetto con copertoni o balle di vestiti.

Mentre l’Italia e il mondo sanno che l’emergenza rifiuti è finita,
continua a consumarsi una vera e propria tragedia. Un disastro
ambientale, per le migliaia di tonnellate di inquinanti dispersi
nell’aria, nel suolo e nelle falde acquifere, sanitaria, per le
ricadute che le sostanze tossiche producono e produrranno sul corpo
umano e sugli animali, e politico-istituzionale, per il forte senso di
abbandono da parte delle istituzioni e della politica ormai largamente
diffuso in chi da queste parti ci abita, e con le colonne di fumo nero
ci convive. Sembra infatti che nessuno ascolti le grida di dolore che
da questa terra partono in cerca di aiuto
, e che le autorità non
abbiano i dovuti mezzi o il sufficiente numero di risorse umane per
intervenire efficacemente.

Eppure ormai non ci sono più scuse. I fatti, seppur celati dai maggiori
Tg nazionali, sono sotto gli occhi di tutti. Tantissimi cittadini si
sono mobilitati, tantissimo materiale fotografico e audio-video è stato
raccolto, e da qualche tempo sono anche partite le denunce collettive.
«Non capiamo perché per Capri, dove non funzionava un depuratore, c’è
stato tutto questo battage mediatico. I depuratori di Cuma e Villa
Literno non hanno mai funzionato, e denunce fatte da 2 anni, firmate da
700 persone non vengono prese in considerazione».

A parlare è Angelo Ferrillo, autore del sito www.laterradeifuochi.it,
che ogni giorno raccoglie segnalazioni di roghi tra le province di
Napoli e Caserta: nella giornata di martedì facebook ha eliminato il
suo account personale, per le troppe segnalazioni di roghi postate in
bacheca: «In Campania abbiamo bisogno di essere liberati da questa vera
e propria oppressione criminale». I roghi sono infatti legati a doppio
filo alla criminalità. Auto rubate o da smaltire, come quelle di
Casacelle, o quelle da cui far sparire tracce e quelle da cui
recuperare materiale ferroso.

E poi rifiuti elettronici, vestiario, pneumatici, lastre di eternit…
Una galleria degli orrori, di cui però si conosce l’indirizzo preciso.
I luoghi dei roghi sono infatti quasi sempre gli stessi: la zona Asi di
Giugliano, via Tre Ponti a Parete, la “Strada della Vergogna”, la zona
industriale di Marcianise, i tratti che incrociano i Regi lagni a
Frignano e Casaluce. I Comuni interessati sono decine. I controlli,
però, non si vedono. E nuove colonne di fumo sono pronte ad alzarsi
minacciose ogni giorno.

pubblicato su Terra, il 02/09/2010
Foto concesse da: www.laterradeifuochi.it

L’articolo nella rassegna stampa del Parlamento.