L'amministrazione comunale di Caserta ha emanato nella serata di ieri un'ordinanza che dispone la chiusura della discarica Lo Uttaro in via precauzionale, dopo la deposizione della relazione tecnica del professor De Rosa nominato quale consulente dai giudici del Tribunale di Napoli.

Nell'ordinanza si legge: "che le risultanze della consulenza tecnica [..] depongono non solo nel senso che la localizzazione della discarica è avvenuta in violazione della normativa vigente, ma, addirittura, nel senso che il conferimento dei rifiuti nell’area de qua espone al pericolo la salute pubblica dei cittadini nonché l’ambiente".

Insomma, in poche parole l'amministrazione comunale di Caserta, letta la relazione tecnica presentata al Tribunale ha deciso di chiudere la discarica.
A questo punto è opportuno fare delle considerazioni.

Innanzitutto bisogna dire che ad un anno esatto dalla firma del famoso-famigerato Protocollo di Intesa che sancì l'apertura della discarica (fu firmato l'11 novembre 2006), l'amministrazione comunale dà ragione a tutti quei cittadini che per mesi hanno protestato per l'appunto contro l'apertura dello sversatoio.

Erano stati definiti in molti modi, si era tentato di delegittimare le motivazioni della lotta adducendo varie motivazioni. S'è detto che si trattava solo di un gruppo di ambientalisti, di persone motivate da tornaconti personali, di una jihad ecologista.. Eppure oggi proprio le motivazioni (tecniche!) che quei cittadini portavano a sostegno del proprio dissenso sono le stesse che scritte su fogli a firma del professor De Rosa portano l'amministrazione a chiudere la discarica. Dunque quei cittadini avevano ragione.

Erano poco più di una trentina la notte che dalla Questura di Caserta mandarono centinaia di poliziotti a sgomberare il presidio disposto dinanzi i cancelli della discarica. Erano poco più di una trentina. Derisi, scherniti, anche offesi.
Compreso il Vescovo Monsignor Raffaele Nogaro che in quei giorni pure manifestò più volte la propria vicinanza alle ragioni della protesta e più di una volta si recò sul sito. Anche all'alba della prima mattina in cui cominciò l'arrivo dei camion.

Questa è la prima lezione per questa città e per questa classe politica. Ascoltate la gente! State vicino alla gente, ascoltatene le ragioni, le motivazioni. Sfruttate le competenze del territorio, non arroccatevi nella presunzione della vostra posizione.

Sarà dura per certi politici, e con molta probabilità non lo ammetteranno mai pubblicamente, ma bisogna dire che va riconosciuto il merito ad un gruppetto di cittadini, fortemente motivati, di aver saputo coinvolgere una città intera nella quesione della discarica, nella questione della legittimità di questa discarica, della pericolosità che da essa deriva, e in generale di aver saputo sensibilizzare decine e centinaia di persone alla questione rifiuti offrendo una conoscenza maggiore e una consapevolezza più profonda del problema. Senza questo gruppetto di persone la maggior parte degli stessi consiglieri comunali di questa e delle città limitrofe non sarebbe a conoscenza della questione in maniera così approfondita come lo sono oggi.

Bisogna poi dire che c'è un assoluto bisogno che la politica si prenda la responsabilità delle proprie scelte. Quando fu firmato il Protocollo dal Presidente della Provincia, dal Sindaco di Caserta e dal Commissario di Governo (che allora era il Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso), le parti in causa espressero gran soddisfazione per una scelta che veniva considerata a tutti gli effetti politica. Al punto che in una seduta appositamente indetta di Consiglio Provinciale addirittura un paio di consiglieri di minoranza si dissero soddisfatti col Presidente De Franciscis per la decisione adottata.

Dopo mesi di proteste s'è presentata una seconda fase, quella nella quale le parti in causa coinvolte nella firma del Protocollo si sono dette in qualche modo vittime di una scelta puramente tecnica cui loro erano dovuti sottostare come si fa quando si è costretti ad obbedire a un ordine.

Ma non è affatto così, anche se può sembrarlo. La scelta di quel Protocollo fu una scelta politica, e la localizzazione del sito passa inevitabilmente per le mani di tecnici di istituzioni casertane. I documenti nei quali si dice che la zona Lo Uttaro è inquinata da precedenti discariche e scarichi industriali in terreni mai bonificati, in cui si parla di falde acquifere inquinate e di necessità di bonifica erano a disposizione dei tecnici di Caserta, ed anche i politici nel tempo ne sono stati messi a conoscenza appunto dai comitati nati per impedire l'apertura della discarica in quella zona.Evidentemente qualcuno ha fatto finta di niente e qualcuno ha fatto finta di non sentire.

Il risultato è una zona del nostro territorio sicuramente più inquinata, con conseguenze non prevedibili, dato che è la stessa acqua che scorre sotto quel sito ad essere fortemente inquinata.

La politica dunque deve re-imparare, in questo territorio, che non può nascondersi dietro il dito delle decisioni tecniche.
Bisogna dunque riconoscere la ricchezza e le potenzialità che il territorio può esprimere. Nella nostra città, capoluogo di una delle province più problematiche d'Italia, capitale di camorra, terra di abusivismo, prevaricazione, delinquenza diffusa, basso senso civico, dello Stato e delle Istituzioni, il movimento che s'è creato attorno alla questione discarica è un ottimo segnale di vita e di speranza per il futuro democratico e non solo, di questo territorio.

In un territorio come il nostro, dove pure non sono mancati seri problemi negli ultimi anni, mai s'era vista la partecipazione che il Comitato contro la discarica ha saputo mobilitare. Migliaia di persone sono scense in piazza in più di un'occasione per manifestare pacificamente il proprio dissenso, informando, creando materiale, supportando le proprie tesi. Centri sociali di sinistra ed associazioni di volontariato cattolico hanno sfilato e gridato gli stessi slogan insieme. Cittadini che mai prima d'ora avevano preso parte attiva alla vita sociale della città hanno speso ore e ore del proprio tempo in favore della causa in cui hanno creduto, sono stati creati siti internet, mailing list, filmati, ci si è riuniti, s'è sottratto tempo alle proprie famiglie e ai propri interessi. Si sono messe in campo diverse competenze, differenti capacità. Ci si è sforzati, pur proveniendo da estrazioni sociali diverse di trovare un linguaggio comune, una mediazione tra le varie idee sul come affrontare il problema.

La città sotto questo punto di vista ne esce indubbiamente arrichita a mio modo di vedere. Purtroppo, forse, molti politici non hanno avuto modo di osservare questo fermento dal basso, forse hanno pensato che le manifestazioni di piazza fossero solo momenti di sfogo. Speriamo che invece questa faccenda possa essere un momento di crescita collettiva per questa città. A cominciare proprio da una classe politica che dovrebbe sforzarsi di ascoltare e valorizzare le capacità e le competenze che il territorio esprime.

Giulio Finotti