Il Giudice: "Lo Uttaro nuoce alla salute dei cittadini"
Dovrebbe essere una specie di tsunami la sentenza depositata ieri presso la X Sezione Civile del Tribunale di Napoli dal giudice Fausta Como. Il ricorso presentato contro l’ubicazione della discarica in località Uttaro, dai residenti del villaggio ex Saint Gobein è stato accolto, ed il giudice ha predisposto che la discarica non sia più utilizzata dal Commissariato di Governo e dal Consorzio Acsa Ce3.
Delle tante accuse che venivano mosse da cittadini e comitati nei confronti delle pubbliche amministrazioni, comunale e provinciale e al Commissariato di Governo, non una ma tutte sono state accolte e riconosciute dal giudice che le ha utilizzate per motivare la sentenza che riconosce la discarica Lo Uttaro, quella individuata dal Protocollo d’Intesa dell’undici novembre, come pericolosa per la salute umana. Il giudice riconosce una “condotta colposa dell’Amministrazione lesiva del diritto alla salute”. Diritto questo che non può essere derogato in quanto diritto sancito dalla Costituzione, neanche in particolari situazioni come quella emergenziale riguardante la questione rifiuti. Più volte s’era motivata la scelta dell’ubicazione della discarica in zona Uttaro proprio facendo riferimento alla grave situazione d’emergenza, quasi che questa potesse giustificare il non rispetto di altre norme e leggi. Come per esempio l’indispensabile valutazione di impatto ambientale e lo studio di fattibilità due strumenti la cui mancanza secondo il giudice indicherebbe la “soluzione frettolosa a discapito della salute delle persone”. Nello stesso Protocollo d’Intesa – si legge nella sentenza – non vi è alcun cenno alla sicurezza dell’impianto.
E le motivazioni non finiscono qui, anzi. Si legge nella sentenza che vi sono certamente rifiuti tombati al di sotto della discarica, così come sempre sostenuto dai comitati cittadini e dalle associazioni ambientaliste, e che vi è presenza di sostanze altamente pericolose che superano i limiti massimi consentiti, così come emerge dalle analisi della Chelab.
L’inidoneità del sito viene ancora dimostrata da quei documenti del Commissariato per l’Emergenza e Bonifica e Tutela delle Acque nella Regione Campania sempre sbandierati dai comitati, che parlavano di sito inquinato completamente da bonificare, e nella sentenza si legge anche che da un documento redatto dalla stessa struttura commissariale nel gennaio ’07 emergeva che “tutta la falda monitorata è inquinata, quello che varia è il grado di inquinamento”. Dunque le stesse strutture commissariali e quindi gli amministratori sapevano, o avrebbero dovuto sapere, dell’inquinamento delle falde acquifere, e della nuova possibile contaminazione che la discarica avrebbe comportato, in quanto nello stesso documento si legge che quel monitoraggio serviva anche per “valutare l’apporto di ulteriore inquinante in falda determinato dalla presenza di una discarica”.
In poche parole il giudice riconosce che “vi è la prova certa della mancanza dell’adozione di tutte le misure idonee per far si che l’attività di smaltimento di rifiuti –di per sé pericolosa– non danneggi la salute umana”. Un mattone questa sentenza, che segnerà comunque uno spartiacque tra il prima e il dopo. E qualsiasi cosa succeda la credibilità di certe istituzioni e di certi amministratori è comunque fortemente intaccata. Ancora una volta la gestione commissariale s'è rivelata fallimentare.
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