di Lorenzo Iuliano - Guardando l’ingresso della seconda cappella del cimitero di Villa Literno la trovi a destra, dietro il muro. Una lastra bianca in marmo con la sua foto, quella con la mano sulla tempia, l’unica conosciuta. Il nome: Jerry Essan Masslo. Poi la data di nascita e di morte. Nessuna frase, nessuna biografia, in cambio una decente pulizia di quel rettangolo di terra che venti anni fa il Comune mise a disposizione per i suoi resti. In principio era un ragazzo di trent’anni esatti fuggito all’apartheid, ora non può smettere di essere un album di storia. Il 25 agosto sarà il ventesimo anniversario della morte di Jerry Masslo, sudafricano scampato alle persecuzioni razziali ma non alla mano assassina di tre balordi che lo uccisero nella sua baracca, nel corso di una folle rapina nelle campagne di Villa Literno, dove era arrivato per lavorare nei campi. Era il 1989 e l’Italia ignorava il fenomeno immigrazione. Furono i suoi funerali, la rabbia civile, i canti degli africani e le manifestazioni romane a far stropicciare gli occhi al Belpaese. E venti anni dopo il triangolo tra Casal di Principe, Castelvolturno e Villa Literno non ha smesso di parlare africano. Di inseguire gli stessi destini, tra liberiani in fuga o ghanesi trucidati dalla camorra, come nella strage del 18 settembre di un anno fa. Martedì prossimo a ricordare Masslo saranno innanzitutto quelli che hanno preso il suo nome, ovvero i volontari dell’associazione a lui dedicata, fondata nell’ottobre del 1989 da Renato Natale, medico ed ex sindaco di Casal di Principe, per dare assistenza sanitaria agli immigrati. E poi ci saranno studenti, sindacalisti, rappresentanti delle istituzioni, il mondo dell’associazionismo. Tutti a incontrarsi sulla sua tomba, alle ore 10.30 a Villa Literno. Le adesioni arrivano anche attraverso facebook e la posta elettronica. Non solo per fare memoria. «Abbiamo deciso che in quel luogo simbolico presenteremo anche il programma di iniziative che stiamo organizzando nel nome di Masslo», annuncia Renato Natale. Una due giorni, che cadrà il 26 e 27 settembre, a cura del Forum regionale antirazzista: «L’iniziativa – spiega ancora Natale – si svolgerà sempre a Villa Literno e intende essere una riflessione su venti anni di immigrazione in Campania, partendo dalla vicenda di Jerry Masslo fino alla strage dei Ghanesi». L’appuntamento sarà l’occasione non solo per l’analisi del fenomeno migratorio in questi due decenni «ma anche – incalza l’ex sindaco – per denunciare i gravi effetti della recente legge sulla sicurezza, che da un lato non garantisce alcuna sicurezza agli italiani, dall’altro riduce fortemente la sicurezza dei cittadini stranieri». Niente slogan politici però, solo dati di fatto. Eccoli: «Nel nostro ambulatorio sulla Domiziana – racconta Natale – è aumentato in maniera esponenziale il numero di migranti che chiede di essere visitato, perché hanno tutti paura di essere denunciati rivolgendosi alle strutture pubbliche, così come prescrive la legge». Richieste che non possono essere tutte soddisfatte: «Vado nel pomeriggio – riprende – e ormai non torno prima di mezzanotte, ma siamo rimasti solo in due in ambulatorio, non riesco a trovare altri medici disposti a fare volontariato. Vorrei rivolgere un appello a tutti i miei colleghi, per non far morire la solidarietà». Alla crisi di volontari si aggiunge anche quella economica per l’associazione «dal momento che i fondi messi a disposizione sono sempre di meno e arrivano sempre in ritardo, impedendo qualunque tipo di programmazione». A distanza di venti anni rischia così di cambiare anche il respiro della solidarietà. Più corto e affannato, senza nessuno in staffetta a cui passare il testimone.

 

pubblicato su il mattino del 19/08/09