Una foto che potrebbe incastrare alle sue responsabilità un ministro. Quello ai Beni Culturali Sandro Bondi. L’ha scattata Didier, 57 anni e una vita di correttore di bozze per diversi giornali francesi alle spalle. Dopo aver perso il lavoro è andato in pensione prima del tempo, e ha così deciso di trasferirsi in Italia, nella periferia napoletana, e precisamente a Pompei. Innamorato degli scavi, da 13 mesi si reca tutti i giorni tra le rovine alle pendici del Vesuvio e ne fotografa ogni angolo, ogni dettaglio. Diventato ormai una sorta di leggenda tra gli archeologi che lavorano tra le rovine del 79 dopo Cristo, Didier Daimonax (questo il suo pseudonimo) ha scattato migliaia di foto degli scavi. Non solo la Casa dei Casti amanti, o quella dei Misteri, o il Lupanare, ma gli angoli più remoti e nascosti, in un’attività a metà tra il rendere immortale la bellezza, e la denuncia dell’incuria. Così tra la sua collezione, Didier conserva una foto scattata il 4 marzo scorso. Uno dei muri di via Stabiana, già in evidente stato di usura, con diversi pezzi crollati, e segnalato da un nastro rosso e bianco di quelli che si usano per i lavori in corso. Se si accerterà che si tratta proprio di uno dei muri crollati, come Didier sostiene, bisognerà spiegare anche se vi sono stati o meno interventi per impedire ciò che dall’immagine appare preannunciato: un crollo, l’ennesimo, che forse si sarebbe potuto evitare.

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