Può esistere un modello di Rai diversa?

Negli ultimi anni s’è molto dibattuto della possibilità di privatizzare uno dei tre principali canali Rai, e altre proposte sono state avanzate in merito alla presenza massiva dei partiti, così come molto s’è parlato della vocazione di servizio pubblico, e della necessità di concorrere con il mercato.

Mi chiedo, può esistere un modello di Rai diversa?
Il mondo cambia velocemente, tanto velocemente che anche questa affermazione spesso è diventata priva di senso. Dunque, nell’epoca dell’interconnessione globale, dei social network, della crisi economica, forse di crisi stessa del sistema, ha senso e può reggere l’attuale modello Rai basato su prove dei cuochi, isole di quelli che sono talmente famosi, ed evidentemente importanti per la nostra società, che dobbiamo mandarli in un’isola molto lontana almeno un po’ di mesi l’anno?

La risposta è no, non è sostenibile un modello del genere.

Per sopravvivere, dopo 20 anni di rincorsa della televisione commerciale, che l’ha snaturata, mortificata, e imbruttita come Nomei Letizia dopo l’operazione chirurgica, la Rai deve tornare orgogliosamente a fare servizio pubblico, e sarà ella stessa ad essere rincorsa da altre tv.

Come? Un’idea potrebbe essere quella di un canale all news, casomai sulla rete ammiraglia, Rai 1; notizie h24, collegamenti con gli inviati, cultura.

Il secondo canale potrebbe essere dedicato agli esteri, all’approfondimento di politica ed economia di altri paesi, dall’Europa agli Stati Uniti, dal Medio Oriente all’Asia al Sud America. Senza la percezione di dove va il mondo intorno a noi, i cosiddetti nuovi mercati, e le potenze emergenti, avremo difficoltà a percorrere una nostra strada. Questo stesso canale dovrebbe trasmettere approfondimenti o trasmissioni anche in lingua inglese, con sottotitoli in italiano: la Rai tornerebbe così ad essere anche quello strumento di istruzione dei primi anni.

Il terzo canale infine potrebbe essere il luogo dell’inchiesta e dell’approfondimento giornalistico. Qui siamo già un passo avanti, non bisognerebbe costruire da zero, ma si potrebbe contare sulle competenze di Report e Presa Diretta, per fare due nomi.

Tutto questo però non potrebbe funzionare bene se il sistema non fosse oliato con un buon lubrificante come i concorsi pubblici per le assunzioni, chiari, trasparenti. Niente clientelismi, niente quote ai partiti. Così la Rai potrebbe essere plurale, competitiva, giovane.

Cosa manca? La volontà politica di staccare il cordone ombelicale che la lega al cavallo di Viale Mazzini. Il coraggio di ammettere che senza la presenza dei partiti il servizio pubblico d’informazione italiana potrebbe prendere il volo e servire davvero come motore di innovazione culturale del Paese.

Le prove dei cuochi, le isole degli sfigati, e i fattori X troverebbero certamente altro da fare nella vita, e tutti noi ce ne faremmo una ragione