"Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case": proprio voi telespettatori, lettori di giornali, guardate e chiedetevi se sono esseri umani questa donna, quest’uomo e questo bambino che una fotografia terribile ci ha mostrato caricati coi loro stracci sul pianale di un’Ape, in fuga davanti a popoli ebbri di sangue.

 

Con queste parole, parafrasando quelle indimenticabili di Primo Levi che raccontava l’Olocausto, apriva giorni fa il suo articolo Adriano Prosperi su la Repubblica. E così mi piace aprire questa mia lunga riflessione.

Siamo giunti alla notte di Ponticelli, che ricorda quella ben più famosa dei cristalli, quando tra il 9 e il 10 novembre del 1938 in tutta la Germania venivano distrutti e dati alle fiamme negozi e sinagoghe ebree. Ogni volta che la mia generazione ha letto sui libri scolastici di quei fatti s’è interrogata su come fosse stato possibile all’epoca che tutto ciò avvenisse senza una reazione civile, senza che nessuno vi si opponesse.

Oggi, in Italia, siamo nella condizione in cui una particolare etnia, o razza, non è più accetta. Non li vogliamo. Se ne devono andare. Il nuovo Ministro degli Interni, il leghista Roberto Maroni, ha annunciato un Commissario per i Rom. Non per la Sicurezza pubblica, ma per i Rom.

A tutti gli effetti dunque una particolare fetta di cittadini dell’Unione Europea è riconosciuta come indesiderata, ma non solo. E’ riconosciuta come portatrice di effetti negativi, di caratteristiche sociali, culturali, etniche ritenute non compatibili con la nostra società.

 

Che cosa è accaduto? Come siamo arrivati a questo?

Quello cui stiamo assistendo sui telegiornali, sui grandi media, è una rivolta, un crescente sentimento d’odio, di intolleranza verso questa popolazione. Sentimento e atteggiamenti di intolleranza che godono in questo periodo del beneplacito del Governo la cui compagine ha vinto la battaglia elettorale, a dire degli osservatori, proprio sul tema della sicurezza.

Il rischio è dunque che si finisca con l’alimentare un sentimento che potrebbe diventare, se già non lo è, un preconcetto di tipo razzista. Razzista nel senso che si finisce per attibuire a quella determinata etnia comportamenti innati, derivanti dallo stesso fatto di appartenere ad essa. Comportamenti dunque non modificabili, impossibili da correggere.

Sarebbe questo il primo passo verso ben più gravi atti.

Mai era successo nel nostro Paese che si registrasse una manifestazione di tale violenza contro stranieri (o, volendo precisare, contro cittadini comunque comunitari), come quella di qualche notte fa a Ponticelli (Napoli). Ed è qui che secondo me urge, nel più stretto senso della parola, un’analisi di tipo sociale, una lettura profonda del perchè gli stati d’animo di molte città italiane, del sud, ma anche del nord, siano talmente esacerbati dalla situazione da costringere il parroco che aveva offerto ospitalità ad alcuni Rom ad abbandonare la sua parrocchia, e all’elezione a sindaco di un leghista rinviato a giudizio per una spedizione punitiva proprio nei confronti di cittadini Rom.

Proprio riprendendo le parole iniziali di questo articolo, dobbiamo notare che la frase "Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case" è venuta meno di un fondamento delle moderne società civili, dove per moderne intendiamo quelle liberatesi dall’assolutismo e dal dominio oligarchico o aristocratico.

La percezione comune ci dice infatti che gli italiani non si sentono affatto più sicuri di vivere nelle loro case. Questo a mio modo di vedere sta facendo la differenza.

La sicurezza della propria abitazione è uno dei bisogni primari per l’essere umano, dopo quello del cibo e del vestiario; per questo motivo le città, o meglio le periferie, si ribellano e appicciano torce contro il nemico straniero.

Sarà questo il nodo da sciogliere con cautela, se non si vorrà fomentare nei prossimi mesi una guerra civile in casa nostra, il cui detonatore sembra già innescato.

Media e politica dovranno far attenzione a non suggerire ancor più la sensazione che tutti i mali di questo paese sono riconducibili a un particolare gruppo etnico o religioso. Notizia di ieri è che nel 2007 l’arrivo di immigrati clandestini sulle nostre coste è diminuito significativamente rispetto ai flussi dell’anno precedente (dati forniti durante la trasmissione Porta a Porta). Questo dovrebbe farci riflettere su come la criminalità immigrata sia solo una parte di un fenomeno ben più ampio che interessa la sicurezza cittadina.

Come ha scritto giorni fa Gad Lerner, colpe ricadono anche su quel modo di fare politica, o meglio di fare cassa, che molti amministratori di città italiane hanno condotto negli ultimi 20 anni, secondo il quale si sono edificati in maniera spesso illogica suoli di periferia che sono finiti per diventare nido di minoranze, se non veri e propri ghetti dove delinquenza ma soprattutto disagio e frustrazione sono stati ben nutriti.

Alle dinamiche di disagio, degrado e separazione dai centri urbani delle periferie si aggiunga un decennio di informazione televisiva divenuta via via sempre più aggressiva, insistente e compiaciuta di mostrare sangue, delitti, assassinati ed assassini, miniature di villette e riproduzioni fedeli degli oggetti utilizzati per uccidere. Tutto secondo un presunto diritto di cronaca, di raccontare, che, diciamocelo sinceramente, serviva e serve solo a fare audience, a fottere la trasmissione gemella concorrente (perchè c’è sempre una trasmissione gemella concorrente), dunque in poche parole a fare il più alto numero possibile di spettatori da rivendere come bottino ai pubblicitari in cerca di spazi appetibili per i loro sponsor.

 

Chiunque è divenuto, in questo clima, colpevole, o presunto tale. Nulla è più sicuro quando a commettere delitti sono docili mamme, vicini insospettabili, bidelli, maestre, e così via. Cose sempre accadute probabilmente, ma il cui insistervi per mesi andando a cercare con ossessione qualsiasi dettaglio non può non aver influito sulla nostra società. A questo si può aggiungere la spettacolarizzazione ancora più estrema di fatti di cronaca da parte di presunti notiziari che col compiacimento, o quantomeno il beneplacito, di alcune frange politiche, hanno disseminato odio e raccontato solo alcuni fatti, come se fossero film americani. Da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. E i cattivi vengono sempre da fuori.

I governi degli ultimi 15 anni non hanno saputo gestire tutti questi fenomeni, dunque la sicurezza e la percezione che il paese ha della propria sicurezza.

La classe politica di centro sinistra s’è massacrata da sola perseguendo la logica secondo la quale il problema dell’immigrazione è un problema da affrontare da un punto di vista culturale, quindi di integrazione, di comprensione del perchè delle persone lasciano il proprio paese per raggiungere il nostro, dando poca attenzione alle periferie urbane che esplodevano, e staccandosi dunque sempre più da un tessuto sociale cui pure s’era fortemente avvicinata con la scelta dell’elezione diretta dei sindaci. Quel patrimonio sociale e di voti è stato perduto, e ad avvantaggiarsene sono state le frange più dure nell’inneggiare alla lotta contro l’immigrazione, anche se qui pure c’è da dire che non si sono registrate modifiche significative durante gli ultimi cinque anni di governo di centrodestra.
 

Staremo a vedere ora cosa succederà.

Quello che a mio avviso dovrà essere tenuto a mente è la distinzione tra fenomeno dell’immigrazione e fenomeno della criminalità. Bisogna distinguere i due campi. La maggior parte delle persone straniere residenti nel nostro paese ha un lavoro; per la maggior parte si tratta di colf, badanti, governanti, muratori, camerieri, e di lavoratori che non hanno altro che le proprie braccia quale fonte di guadagno. Molti di questi lavorano in nero, e questo è ancora un altro problema, perchè non vuol dire che siano delinquenti, ma che altre cause vanno ricercate al perché di questo tipo di accordi tra dipendente e datore di lavoro.


Il caso dei Rom
scatenatosi in questi giorni è il campanello di allarme di un’Italia che si sente meno sicura, frustrata da mille insicurezze, non necessariamente legate all’inviolabilità della propria abitazione, o al poter passeggiare senza preoccupazioni la sera, ma anche all’incertezza del salario, del futuro che non c’è più, e a una classe politica che ora si manda baci e carezze in diretta tv, ma che s’è scannata fino a pochi giorni fa senza esclusione di colpi.

 

(fotografia presa da internet)