L’acqua di Di Pietro
Due mattine fa l’Italia dei Valori ha depositato in Cassazione i quesiti referendari riguardanti le questioni acqua e nucleare. Una mossa apparentemente (dal punto di vista di chi è contrario alla cosiddetta privatizzazione, e al ritorno delle centrali naturalmente), più che giusta e lodevole. La cosa va però analizzata per comprenderne i veri significati.
La decisione era stata già annunciata da Antonio Di Pietro durante la campagna elettorale per le regionali. Presenteremo una proposta di referendum, disse il leader di Idv, perchè qua tutti parlano, ma poi nessuno fa i fatti. Queste più o meno le parole che utilizzò ad esempio durante la tribuna elettorale di Rai Due. Parole non a caso, visto che prima di lui avevano parlato Paolo Ferrero di Federazione della Sinistra e Angelo Bonelli, dei Verdi. Lo scopo principale di Di Pietro infatti, non è vincere la battaglia referendaria contro la privatizzazione dell’acqua, ma acquisire consenso. Accreditarsi presso le fasce dell’opinione pubblica sensibili al tema, come il referente politico più affidabile. Nulla di male, per carità. E’ la politica bellezza, verrebbe da dire…
Il punto è che i quesiti referendari contro la privatizzazione dell’acqua erano già stati presentati dagli stessi movimenti che da tempo si battono per questo scopo. A ricordarlo è stato Ciro Pesacane, del Forum Ambientalista: "E’ surreale, adesso avremo due campagne referendarie contro la privatizzazione dell’acqua: una di noi associazioni che da sempre ci battiamo in difesa dell’oro blu e che abbiamo consegnato i requisiti in Cassazione lo scorso 31 marzo, ed ora, una dell’Idv. Mi complimento con Di Pietro, che è riuscito a rompere il fronte unitario, depotenziando così lo strumento referendario". Perchè il rischio adesso è proprio questo. Due diverse campagne per spiegare alla gente che è necessario un referendum per dire no all’acqua gestita da compagnie private, con l’evidente rischio di una confusione e una frammentazione che difficilemente a questo punto porteranno il numero minimo sufficiente di cittadini alle urne.
Proprio alla luce di tutto questo bisogna chiedersi perchè Di Pietro ha deciso di presentare i quesiti referendari, andando inoltre così a connotare politicamene una battaglia che era sentita in diversi strati della popolazione, priva di una precisa colorazione partitica. Quello che pare più probabile, è che all’ex magistrato interessa più l’apparire come colui che ci ha provato, che vincere realmente questa sfida. Il referendum sull’acqua a questo punto sarà giocato come il referendum dell’Italia dei Valori. L’ennesimo confronto-scontro sulle immagini dei leader, più che sui contenuti. Di Pietro potrà chiedere al Partito Democratico di votare per il "suo" referendum, e subito dopo sparare contro il Pd per la perdita del referendum stesso o per il mancato pieno appoggio dei democratici; continuando nel frattempo, a rosicchiare voti all’elettorato di sinistra e ambientalista sempre più senza una rappresentanza visibile. Insomma, più che contro la privatizzazione dell’acqua, Di Pietro sembra essere interessato a portare acqua al suo mulino.
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