Le piazze negate dell’estate casertana e l’era delle palme di plastica

Le panchine dimezzate di piazza Vanvitelli, il mercatino abusivo di
piazza Pitesti, il cantiere infinito di piazza Mercato, l’isola pedonale
violata di piazza Duomo. È l’estate delle piazze negate quella che sta
per finire, in una città capoluogo che trasferisce qualsiasi evento
fuori dalle «mura», rifugiandosi sulle alture del borgo medievale di
Casa Hirta, o tra le finestre del Belvedere di San Leucio. Piazze
sottratte alla vita dei cittadini che restano in città per le ferie,
sottratte alla vocazione naturale di aggregatori sociali, di agorà,
punto di incontro, di scambio: anche per questo si finisce per scegliere
i surrogati delle piazze di plastica, con palme finte e fontane
multicolori dei centri commerciali. Nella Caserta 2010 non sono molte
le occasioni di passare una serata nel centro cittadino.
Molti luoghi di
incontro sono interdetti, e sono pochissime le iniziative promosse.
Cominciando da piazza Vanvitelli, che nonostante si trovi al centro dei
principali palazzi di governo della città (Comune, prefettura e
questura), è assediata dai vandali, visto lo stato delle panchine, la
maggior parte distrutte fino a renderne fruibile solo metà della
struttura originaria. Mentre i cestini sono divelti e i passatempi
serali sono appaltati alla buona volontà di qualche bar della zona di
offrire musica da pianobar. Non va meglio in piazza Duomo, dove l’isola
pedonale, o zona a traffico limitato, è perennemente violata, rendendo
di fatto possibile passeggiare solo sul marciapiede che si trova di
fronte la chiesa, mentre al centro scorrazzano le auto. Stesso discorso
per piazza Dante, dopo la fine della Ztl, resistita solo per alcuni
mesi, e dove ormai le auto transitano sia provenendo da corso Trieste,
sia dalla parte opposta, quella di viale Douhet, per immettersi in
entrambi i casi su via Cesare Battisti, o spesso anche su via Mazzini.
Anche qui, di fatto, l’animazione della piazza è sporadica, e messa in
atto nei casi di esibizione delle attività di qualche associazione. Quel
che regna sovrano invece, è il caos di auto che ormai possono
parcheggiare indisturbate dappertutto, e senza alcuna regola.
Discorso
diverso per piazza Mercato, impachettata da tempo in cantieri infiniti,
che ne ostruiscono l’accesso ai cittadini. Una parte è stata trasformata
in mercato ortofrutticolo, ed una frazione in parcheggio, mentre ciò
che resta è per ora transennato. Terra di baratto e di commercio di
oggetti pseudo africani o tribali è diventata invece piazza Pitesti,
dove ogni sera si da vita alla brutta copia di un mercatino artigianale,
con esposizione di falsi e cd contraffatti provenienti dalla periferia
napoletana, con giovani ragazzi africani che cercano così di sbarcare il
lunario, e gente del posto che invece porta direttamente da casa cibo
da consumare e/o da vendere, lasciando poi in uno stato pietoso la
piazza poco dopo la mezzanotte. Nessun vigile a sorvegliare o a gestire
il traffico senza regole.
Resiste ad una vocazione popolare, seppur a
modo suo, piazza Sant’Anna, dove se pure una frazione del terreno è
interdetta per i lavori di rifacimento del vecchio ospedale, che
diventerà una caserma della guardia di finanza, il resto della piazza è
animato da manifestazioni canore, qualche bancarella e gente del posto;
il tutto perlopiù ad opera del locale comitato di quartiere. Anche qui
però non è mai arrivato il rinnovo dell’arredo urbano promesso più
volte. Spostandosi verso la zona più alta del capoluogo da tempo è stato
chiuso lo spazio della terrazza del Belvedere di San Leucio, che ogni
estate accoglieva decine di giovani, così come è stato interdetto alle
auto il piazzale antistante la chiesa della Vaccheria, dove gli stessi
giovani «espulsi» da San Leucio s’erano rifugiati; anche se – va detto -
la piazza è certamente più bella e godibile senza le vetture in sosta.
Escluso il parco della Reggia, chiuso però di sera, non sembrano esserci
molti spazi dove giovani e meno giovani possano passare il loro tempo.
Un problema evidentemente più grande di quello che riguarda solo la
stagione estiva, e che richiederebbe interventi urgenti. Non si tratta
più solo di organizzazione urbanistica fine a se stessa, ma della
necessità di riorganizzare gli spazi sociali indispensabili ad un
tessuto urbano. Se anche quei posti che la città ha cercato di prendersi
da sola, come i verdi prati della ex zona industriale Saint Gobain
hanno un futuro incerto, (per grossa parte sono stati interdetti di
recente da lamiere che delimitano nuovi lavori in corso), e se il parco
del Macrico sembra un sogno destinato a rimanere in un cassetto, non
sembra restare poi molto ai casertani che vogliono uscire di casa.
pubblicato su Il Mattino, il 26/08/09
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