Ad Acerra, un paese tra Napoli e Caserta, c'è una famiglia che sta morendo.
La famiglia Cannavacciuolo sta morendo. Per lo meno nell'anima.

 Più di 2.500 delle loro pecore sono crepate, una dopo l'altra, negli ultimi quattro anni. Un gregge posto sotto sequestro, perchè il tasso di diossina nel sangue è troppo alto. Sono circa 160 quelle che ancora, a stento, sopravvivono.

Hanno evidenti pezzi di lana caduti, zoppicano, cadono, arrancano si abbandonano a terra.

Si sentono soli i componenti della famiglia Cannavacciuolo. Abbandonati. Da tutto e da tutti. "E' tutto finito, non c'è più niente", sono queste le parole che pronunziano. Il gregge è contaminato da diossina. E' infetto, avvelenato. Non può essere utilizzato per nulla. Niente latte, niente lana, niente di niente. Ma non è possibile neppure abbatterlo. Non possono essere abbatuti quei capi, e così sono costretti a morire uno alla volta, sotto gli occhi impotenti di chi quel terreno l'ha ereditato dal padre che l'aveva avuto a sua volta dai propri genitori..

Nessun aiuto, nessun finanziamento, nessuna parola di conforto.
Esiste solo la morte. Qui solo la morte è possibile.
All'ingresso del campo dei Cannavacciulo troviamo le carcasse di due pecore e di un cane. Tutti morti per avvelenamento da diossina.

"Si consumano, si consumano e poi muoiono, com'è morto mio fratello".
Sembra un posto abbandonato da chiunque Acerra. Non c'è Stato, non c'è Dio, non c'è nulla. Solo un mostro di ferro alto decine di metri pronto a sputare altro veleno su una terra ormai allo stremo delle proprie forze.
Una terra sfruttata e avvelenata oltre ogni limite immaginabile e tollerabile dalla mente umana.