INTERVISTA. Parla Stefano Chianese, tecnico del consorzio che da dieci anni si occupa di pattugliare i nostri litorali. Il rischio è che possa «venire meno un servizio nazionale anti inquinamento, unico nel suo genere».

Nel 2006 dall’Italia parte una flotta di navi per intervenire lungo le coste del Libano, in seguito al bombardamento di una centrale termoelettrica da parte dell’esercito israeliano, che con una enorme fuoriuscita di oli che stava inquinando tutta la costa. Su una di quelle navi c’era Stefano Chianese, responsabile Strutture a terra del consorzio Castalia Ecolmar.
 
Cosa è cambiato negli ultimi dieci anni nella prevenzione del rischio?
Il servizio che abbiamo storicamente sempre reso vede dalla sua nascita, quindi dal maggio 1999, fino alla fine del 2009, un servizio che basava l’attività di prevenzione su un pattugliamento a mare sia con mezzi marini, sottocosta, sia in altura, con mezzi di dimensioni superiori, nella maggior parte dei casi con mezzi definiti supply vessel, che superano i 60 metri, con tanto spazio libero in coperta. Questo servizio ha visto aumentare il numero delle unità, dal 2000 al 2004, fino a raggiungerne 71, per poi diminuire attestandosi fino alla fine del servizio, nel 2009, su 54 unità. La scoperta dell’inquinamento avveniva tramite perlustrazioni, pattugliamenti costieri nelle aree a nord e a sud dei porti di locazione, garantendo in questo modo una copertura totale del territorio costiero, comprese le isole. Dal 2005, questo servizio introduceva nuove metodologie per la prevenzione, mediante sistema satellitare e radar. La scoperta via satellite restava compito delle autorità istituzionali, quindi del ministero dell’Ambiente, mentre Castalia mantiene la scoperta coi sistemi radar e il pronto intervento a mare in caso di emergenza.
 
Cosa accadde prima del 1999?
C’è stato un lungo periodo di sospensione del contratto, prima della costituzione di Castalia Ecolmar, con la vecchia società. Quindi dal 1991 al 1999, l’Italia ha vissuto un periodo di assenza di un servizio strutturato di antinquinamento per ben 8 anni.
 
Cosa accadrà dal 5 ottobre?
Voglio dare un numero esemplificativo di cosa ha fatto Castalia Ecolmar per dare la sensazione dei rischi cui si espone tutta la costa italiana senza i servizi che noi abbiamo reso. Dal 2005 al 2008 compresi, abbiamo effettuato, solo per inquinamenti da idrocarburi, oltre 330 interventi. Abbiamo recuperato oltre 1.500 metri cubi di idrocarburi. Nel quadriennio c’è stato quindi un intervento ogni 5 giorni. In ognuno mediamente s’è recuperato una tonnellata di oli.
 
Senza questo servizio chi interviene?
Si apre uno scenario un po’ complicato, perché esistono concessionari pagati dalle autorità portuali. Prevedono servizi di antinquinamento, ma limitatamente alle acque portuali. Ci saranno tratti di litorali più fortunati, perché i porti sono costellati da tanti operatori locali che in caso di emergenza possono fronteggiare l’inquinamento, ma viene meno un servizio nazionale, unico nel suo genere. Si perde un know-how di 20 anni di esperienza lungo le coste, e si manda alle ortiche la preparazione di centinaia di marittimi.

pubblicato su Terra, il 23/09/2010