IL CASO. Da oggi è scaduto il contratto del
ministero dell’Ambiente con il consorzio Castalia, che pattuglia le
acque territoriali e interviene rapidamente in caso di disastri
ambientali. Così il Belpaese è senza più difese.

Mezzanotte di ieri. E’ da quel momento che i mari italiani sono, di
fatto, senza difese. Parliamo della difesa da pericoli di inquinamento.
Come avevamo infatti anticipato, dalla mattina di oggi non sarà più
valido il contratto che il ministero dell’Ambiente ha stipulato col
consorzio di armatori Castalda Ecolmar, che con la sua flotta garantiva
il pattugliamento delle zone sensibili, e il rapido intervento in caso
di incidenti con conseguente rischio di inquinamento, specialmente in
caso di perdita di oli o idrocarburi in mare.
 
Castalia ha già fatto sapere che proprio dalla mattina oggi, infatti,
comincerà il disarmo delle navi, e sarà sbarcato il personale. Da quanto
risulta al momento, il ministero non avrebbe indetto alcun contratto
ponte valido fino all’assegnazione della nuova gara, che scadrà il il 25
ottobre, e che dovrebbe essere assegnata entro fino novembre. Lo
scenario che si prospetta quindi, sembra essere quello, come minimo, di 2
mesi di vuoto, di assenza di un sistema strutturato che garantisca
l’intervento rapido in caso di disastri in acque territoriali. Ad
intervenire in caso di necessità sarebbero così solo le Capitanerie di
Porto, che però, secondo gli stessi responsabili di Castalia, non
sarebbero ben attrezzate ovunque, ma solo in alcune zone, dove
potrebbero contare sul supporto di consorzi locali.
 
Senza contare che si farà a meno dell’esperienza maturata in anni di
lavoro lungo le coste italiane degli uomini della società consortile che
opera dal 2004. Era già dal gennaio di questo anno che la società
operava grazie ad un contratto ponte, condizionato dalla Corte dei Conti
all’emanazione di un nuovo bando di gara, che è stato difatti
pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 febbraio, con scadenza il 9
settembre. Bando che non era stato espletato per alcuni rilievi che
Castalia aveva avanzato al capitolato tecnico del ministero, relativo
principalmente al divario fra costi da sostenere per l’espletamento del
servizio e la disponibilità del finanziamento prevista dal bando.
 
In poche parole: risorse insufficienti a garantire il servizio secondo
Castalia Ecolmar. Di fatto, da oggi, niente più servizio di pronto
intervento. In caso di gravi disastri, la società consortile stima sia
necessaria circa una settimana per riarmare le navi ed intervenire. Un
tempo infinito se si pensa a disastri della portata di quello della Bp
nel Golfo del Messico. Tutto ciò senza considerare che verrà a mancare
anche l’attività di monitoraggio delle coste, specie nei punti
sensibili, nei pressi di stabilimenti industriali, porti, raffinerie, e
quindi il ruolo di prevenzione.
 
Sulla questione è stata presentata anche un’interrogazione da parte del
senatore del Partito democratico Roberto Della Seta, che ha chiesto di
sapere se il ministero ha intenzione di attivarsi con la massima urgenza
per impedire che il servizio, fino a poche ore fa svolto da Castalia,
venga sospeso, lasciando i mari italiani senza difese in caso di
pericolosi incidenti in grado di inquinare mare e coste.

pubblicato su Terra, il 05/09/2010