C’è un cinese che non si trova, una rete di trafficanti italiani, decine e decine di container che viaggiano per mezza Italia, e poi navi in mare direzione Oriente, con tonnellate di rifiuti tossici a bordo. Poi ci sono altre navi, che dall’altra parte del mondo, dai porti della Cina, partono alla volta di Roma, cariche questa volta di giocattoli e vestiti, realizzati utilizzando i rifiuti tossici arrivati dal Belpaese poco tempo prima.

 

Sono questi gli elementi di una vicenda che, se fosse un film, avrebbe come titolo “Meccanismo spudorato”, come è stato ribattezzato il traffico illegale volto al riciclo di rifiuti tossici, nel rapporto del capo della mobile romana Vittorio Rizzi.
 
Una rete del malaffare costruita attorno al sistema di discariche del Lazio. Centinaia di container pieni di spazzatura pericolosa, tritata e trasformata in materiale plastico dannoso per la salute. Partono dalle discariche laziali, e dopo un passaggio in una discarica abusiva che si trova dalle parti di Frosinone, dove vengono triturati, finiscono in quel buco nero che si chiama porto di Napoli, dove a quanto pare, qualche funzionario distratto nel momento in cui vengono caricati i container ricolmi di sostanze tossiche, si trova sempre. Container che arrivano poi in Cina; è lì che i rifiuti tossici vengono trasformati in giocattoli e vestiti, che vengono poi re-immessi proprio sul mercato italiano.
 
E come nei migliori film che si rispettino, non manca il mistero, quello di un’indagine conclusa nel 2008 dalla squadra mobile di Berna, con la richiesta di 17 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di alcuni amministratori delegati di alcune società legate allo smaltimento rifiuti del Lazio e di altre regioni, e di alcuni cinesi; una richiesta che a quanto pare si trova ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria. A raccontare tutto questo è stato nell’ultima audizione dalla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, il questore di Roma, Giuseppe Caruso.
 
Pagine zeppe di denunce, arrivate anche da forze dell’ordine e magistrati, che tracciano il profilo di una situazione disastrosa. Oltre al traffico con la Cina, altri rifiuti, anche questi tossici, continuano ad arrivare dal Nord Italia, e dall’Europa, e vengono interrati nei cantieri della linea Tav Roma-Napoli. La denuncia è del prefetto della Capitale, Giuseppe Pecoraro, che ha parlato anche di mancanza di controlli e di truffe e violazioni delle norme ambientali lungo la filiera delle discariche laziali. Discariche sull’orlo dell’esaurimento, specialmente quelle a ridosso di Roma: Malagrotta, Cecchina, Bracciano, Civitavecchia e Colleferro, che fanno temere che nelle province laziali, e nella Capitale, possa esplodere un’emergenza rifiuti come quella napoletana.
 
Ma il dossier racconta anche di truffe per milioni di euro di fondi dell’Unione europea di cui non si ha più traccia, di 40 milioni di euro per costruire una discarica che esiste solo su carta, ai Castelli, e di un termovalorizzatore (quello di Colleferro), che avrebbe bruciato un po’ di tutto, compreso copertoni e materiali di industrie chimiche. Mentre i riflettori erano accesi sull’emergenza in Campania, nel Lazio succedeva di tutto, e forse quanto emerso è solo la punta dell’iceberg. 

 

pubblicato su Terra, il 02/05/2010