Un’articolo di Gigi di Fiore che ci fa capire perchè le "ronde" per la sicurezza possono essere pericolose.

La camicia verde, con tanto di fazzoletto nel taschino e quadrifoglio in effigie, sa ormai di folklore. Divisa scolorita di quei gruppetti di «volontari per il controllo» che, già una ventina di anni fa, giravano di notte in utilitarie. Sapore di squadrismo, ma in realtà solo occhi vigili a segnalare movimenti sospetti di immigrati nei piccoli comuni del Veneto. Il contagio si estese: Treviso, Padova fino a sconfinare nel Friuli. Padri delle ronde spontanee, costituite soprattutto per controllare immigrati e prostitute, furono Giancarlo Gentilini, allora sindaco di Treviso, e l’allora deputato Mauro Borghezio. Ricorda Gentilini: «Già nel 1997 uscivamo con i volontari della Protezione civile e con gli alpini armati solo di telefonino. Guardavamo i posti che sapevamo più pericolosi dove girava la droga e c’era prostituzione». Il morbo dello spontaneismo nella sicurezza si estese. Per mutuazione politica, i gruppetti di volontari furono ribattezzati «ronde padane». Nelle sezioni leghiste che hanno festeggiato le vittorie alle ultime elezioni politiche, esibiscono dati: in dieci anni, su un territorio pari alla metà del Veneto, si sarebbero avvicendati circa 50 mila volontari. E senza incidenti. Anche se il procuratore capo di Treviso, Antonio Fojadelli, due anni fa aprì un fascicolo sull’associazione «Veneto sicuro» che non si sarebbe limitata ad avvisare la polizia sul furto compiuto da un’immigrata in un mercatino. La ronda, sostenne la donna, voleva conoscere la sua identità, in assenza degli agenti. Dal Veneto, si è arrivato al «coordinamento dei comitati spontanei torinesi», o alle «squadre della morte» friulane, munite di giubbini e fischietti. Ma non sempre le iniziative delle ronde sono state seguite con favore. Dodici anni fa, sulle spiagge di Villammare di Cesenatico, quattro leghisti in bermuda alle prese con degli ambulanti extracomunitari furono derisi e insultati dagli altri bagnanti. Resta famosa anche la vicenda in provincia di Brescia di una caccia allo slavo dopo un accoltellamento. Poi si seppe che il ferimento era nato in famiglia e che l’autrice era la moglie della vittima. Nel 2000, poi, a Torino una ronda padana in cerca di spacciatori magrebini diede fuoco a dei cartoni che facevano da materasso a dei senzatetto che con la droga non c’entravano. Esagerazioni, funzioni mal interpretate sovrapposte a quelle delle forze dell’ordine. Le ronde spontanee dovrebbero solo avvisare gli agenti, guardare il territorio per lanciare segnalazioni a chi ha il potere e il dovere di reprimere crimini. Occhi in più. Come nello spirito dei famosi «City angels» di Milano, associazione laica, multietnica e antirazzista, fondata nel 1994 dal giornalista-docente Mario Furlan. È stato il primo gruppo di volontari per strada con obiettivo la sicurezza. Ne fanno parte anche extracomunitari per il 30 per cento. E quest’anno il premio Ambrogino d’oro è andato ad Edward Gardner, un ghanese preso a botte con violenza il 20 luglio scorso da tre spacciatori al grido di «sporco negro». Lui voleva convincerli a non drogarsi. Ronde più nordiste che meridionali. Anche perchè non si possono considerare certo volontari della sicurezza quei gruppi di scalmanati che, a Roma o anche a Napoli, si sono lanciati contro campi rom gettando bottiglie incendiarie. Volontari sulla scia delle «squadre della morte» brasiliane, i gruppi armati di volontari pronti a sparare su rapinatori e ladri per le vie delle metropoli sudamericane. A Torino, si erano ispirati a loro. In corso Giulio Cesare, giovani alla ricerca di tossicodipendenti nel famoso Tossic park riuscirono un anno fa a compiere ben sei aggressioni. Alcuni furono individuati e arrestati, c’erano anche ultras del calcio. Si riuscirà con la legge ad evitare degenerazioni e ruoli impropri delle ronde volontarie? Lo auspicano in molti. Spiega il ministro dell’Interno, Roberto Maroni: «Sono cittadini disarmati, che solo con i cellulari segnalano eventuali problemi alle forze dell’ordine».

 

(pubblicato su Il Mattino il 17/02/09)