PROTESTE. Alla fine l’hanno chiuso. Il Pronto soccorso del Centro
traumatologico ospedaliero a Roma ha dovuto fare i conti col Piano di
riordino voluto dalla governatrice Polverini, senza concertazione, ed
una durissima opposizione dei cittadini del quartiere che hanno tentato
di scongiurare la chiusura.
Alla fine l’hanno chiuso. Il Pronto soccorso del Centro
traumatologico ospedaliero a Roma ha dovuto fare i conti col Piano di
riordino
voluto dalla governatrice Polverini, senza concertazione, ed
una durissima opposizione dei cittadini del quartiere che hanno tentato
di scongiurare la chiusura. Trentatremila accettazioni solo nel 2009,
un bacino di utenza stimato in circa 150mila persone, è molto alta la
preoccupazione dei residenti che saranno costretti a recarsi nelle
strutture degli ospedali San Giovanni o Sant’Eugenio.

 
A nulla sono valsi i sit-in, i presidi, le manifestazioni e le
fiaccolate. Così venerdì ci riproveranno, i comitati, le associazioni
cittadine, quelle dei malati, studenti, ricercatori, medici, e
porteranno la manifestazione di protesta presso la sede della Regione
Lazio
, in via Colombo, mentre nella stessa giornata sarà indetto un
consiglio straordinario nell’XI municipio. Mentre nella stessa
maggioranza di centrodestra non mancano i malumori per la decisione
della chiusura, con una spaccatura che si consuma tra Udc e Pdl, tutta
l’opposizione si scaglia contro il Piano di riordino ospedaliero, dal
Pd ai Verdi, dall’Idv a Sel. Il presidente regionale dei Verdi, Nando
Bonessio ci va giù duro: «Quanto vale una vita umana per la presidente
Polverini? Sta giocando alla roulette russa con la salute dei cittadini
utilizzando a proprio piacimento la falce sulla sanità laziale». Così
la vicepresidente della commissione sanità in regione, Giulia Rodano,
giudica la chiusura «sensa senso», mentre bisognerebbe «lasciare aperti
10 posti letto di primo soccorso» e il Pd con Montino chiede che il Cto
torni alla missione iniziale, quella di essere Centro traumatologico di
eccellenza regionale.

Intanto l’allarme si diffonde in tutta la
regione, in particolare in quei centri che dovrebbero subire la
sforbiciata del piano di riordino ospedaliero, come Bracciano e
Magliano Sabina.

Pubblicato su Terra, il 12/01/2011