Il nuovo anno è cominciato peggio di come era finito quello vecchio.
Peggio di così non poteva andare.

La città si risveglia sotto una coltre di tossico fumo bianco. Lo scenario visto dall'alto è spaventoso, apocalittico. Sembra una città bombarbata Caserta, con le macerie che sprigionano fumo. Per tutta la notte cumuli di rifiuti hanno continuato a bruciare, e molti ancora emettono fumo in queste ore. Anche dopo aver spento i roghi infatti il fumo continua a spandersi nell'aria. Inoltre in alcuni punti il fuoco si ravviva e riprende vigore.

Uno scenario da Apocalisse, da Day after quello di stamattina.
Il sindaco di Caserta aveva disposto il divieto sia di acquisto che di vendita di qualsiasi tipo di fuoco pirotecnico. Eppure la città era zeppa di punti dove era possibile acquistare questo materiale. Come funghi chioschetti comparivano ovunque, e in via Borsellino vi erano su entrambi i lati della carreggiata numerosi stand, bancarelle attrezzatissime con gazebo, camper e qualsiasi tipo di comfort; non il solito tavolino.. Sembrava una sagra di paese, tanto che il traffico era rallentato in quel tratto in entrambi i sensi di marcia in una strada molto più grande della media delle strade cittadine.

Com'è stato possibile tutto ciò?
In città sono stati posizionati 35 container per metterci dentro l'immondizia, e c'è l'intenzione di trovarne altri 80, cosa non semplice. Nei giorni precedenti la notte di capodanno è stata spruzzata acqua e calce sulla munnezza per tentare di arginare gli incendi, ma non è servito a molto.

Caserta si sveglia in uno stato di disastro sanitario, è inutile girarci attorno o fare finta di niente. Qui si tratta di una vera e propria tragedia.
Farei appello agli amministratori, a chi competente in materia di sanità, di salute pubblica, di ecologia, direi DIMETTETEVI, ma non servirebbe a nulla. La dignità è morta secoli fa da queste parti.

Allora non resta che invocare i paesi civili dell'Unione Europea: aiutateci, fate qualcosa; non resta che sperare ma anche gridare ad alta voce, finchè il grido disperato arrivi fin nei palazzi di Roma e di Bruxelles, per chiedere con forza un intervento immediato. Le soluzioni che si adottano sono peggiori del male che si vuole sconfiggere. Fate qualcosa. Quelli che vi lanciamo sono disperati messaggi di richiesta di aiuto, come quei biglietti scritti e lanciati in mare chiusi in bottiglie dai naufraghi. Siamo naufraghi nella nostra terra. Siamo popolazioni assediate come se fossimo in guerra. Le nostre città bruciano e sotto le macerie della nostra civiltà seppelliamo figli nutriti a veleno.

(1 GENNAIO 2008)