SANITA’. La ginecologa Mirella Parachini denuncia l’ostruzionismo della Regione sulla RU486: «Hanno trovato il modo per bloccarci». Aborto chirurgico. Sembra questa l’unica strada obbligata per le donne che nel Lazio intendono ricorrere all’aborto. Sembra di fatto bloccata la possibilità della somministrazione della pillola RU486, secondo alcune associazioni femministe, e diversi medici degli ospedali romani. «Mentre in tutti i paesi si va verso la deospedalizzazione delle donne, da noi avanziamo problemi di ricovero del tutto inappropriatiı», dice Mirella Parachini, presidente di FIAPAC, la Federazione Internazionale degli operatori di aborto e contraccezione, componente del direttivo dell’associazione Coscioni.
 
Ginecologa presso l’Ospedale San Filippo Neri di Ostia, Parachini racconta quello che succede oggi nel caso in cui una donna voglia accedere alla RU486: «Abbiamo 14 posti letto in ostetricia, e 6 in ginecologia, i posti per le donne in Ru non ce li ho. Hanno trovato il modo di bloccarmi». Di fatto i pochi posti letto disponibili vengono utilizzati per le donne prossime al parto, con problemi di gravidanza o altro, mentre il ricovero di 3 giorni per chi vuole abortire con la pillola diventa impossibile da effettuare, proprio perché vi sono altre urgenze che impegnano i posti letto disponibili.
 
«E’ un fatto grave, un boicottaggio, grave perché in questo caso, come tanti altri in Italia, il legislatore, o l’amministratore nel caso specifico della Polverini, si sostituisce alla esperienza clinica pluridecennale di un uso di buona pratica clinica. Il politico – ha aggiunto Mirella Parachini – pensa di essere talmente forte, potente al di sopra di qualunque logica, da poter scavalcare i principi che ispirano una procedura medica». Una scelta, quella di Renata Polverini, di obbligare al ricovero di tre giorni le donne che vogliono prendere la pillola Ru486 come metodo abortivo, che secondo le associazioni femministe e alcuni medici andrebbe anche nella direzione opposta alla stessa politica della sanità della neo-presidente della Regione Lazio.
 
«Le stesse persone che parlano di obbligatorietà del ricovero per la RU – ha commentato la presidente di FIAPAC – per le altre prestazioni, tipo ernia inguinale, che si può fare in regime di day hospital, lo reputano inappropriato. è una giunta schizofrenica – dice la radicale – dissociata completamente, e mi assumo le responsabilità di quello che dico; mentre decidono di tagliare i posti letto, la Polverini chiede all’Agenzia di Sanità Pubblica (ASP), che siano riservati dei posti dedicati per la RU486».
 
«Se nelle altre regioni ci si batte per l’appropriatezza del ricovero – spiega – che è un marcatore dell’efficienza della sanità ospedaliera, per RU c’è un impazzimento totale, per una procedura che potrebbe essere eseguita in day hospital». Dunque, 3 giorni invece di nessuno, o al massimo, di un solo giorno, mentre «in altri paesi come in Francia viene prescritta anche dal medico curante».
 
Protesta anche del collettivo femminista Donne Dasud: «Questa pillola esiste nel mondo dal 1988, e non è necessario il ricovero dopo averla presa. La scelta della Polverini va contro la stessa Costituzione secondo la quale nessun cittadino può essere obbligato a un trattamento medico».  

 

pubblicato su Terra, il 16/06/2010