Mi sono permesso una battuta (Sanità, nuove disposizioni del governo. Accanto alle flebo saranno installati lettori pos per carte di credito. Erogazione medicinali solo dopo pagamento, ndr), ma purtroppo non c’è niente da scherzare. Tagliare il Servizio Sanitario Nazionale, la garanzia che si possa essere curati e assistiti indipendentemente dal conto in banca, è una delle perdite più gravi che possiamo subire dal dopoguerra ad oggi. 
Mi torna ripetutamente in testa l’immagine vista a Piazzapulita, di quel signore che assiste la moglie, appena operata di un tumore alla gola, e da solo prepara il latte da darle tramite una flebo. Latte che ha comprato di tasca sua, fuori dall’ospedale, mentre nessuno aveva portato nulla alla consorte in barella. Ha ragione Alessandro Gilioli, prima di arrivare a tagliare questo, l’assistenza ai mallati, dovremmo davvero tagliare molto altro, comprese le penne stilografiche in dotazione a governo e parlamento. 
Tagliare il Servizio Sanitario Nazionale, o meglio non poterno garantire, come ha detto il presidente del Consiglio, dovrebbe significare raschiare il fondo del barile, essere arrivati alla fine del sistema di welfare come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi, per motivi gravissimi. Ma prima di arrivare a questo, è davvero necessario tagliare tutto il tagliabile, il superfluo, (se tagliare è la strada che abbiamo scelto); le grandi pensioni, i vitalizi, gli prechi del sistema di gestione della cosa pubblica, ma non l’assistenza sanitaria.