Stop al rimpatrio forzato in Nigeria. Emmanuel resta con la madre.
Castelvolturno. Tra le tante storie che si intrecciano sull’asse dell’immigrazione che passa da Castelvolturno a Rosarno, di sfruttamento, di diritti negati e famiglie distrutte da quelli che ancora ci si ostina a chiamare viaggi della speranza, c’è né una che ha trovato, almeno per il momento, un lieto fine. È quella di un bambino di 10 anni, Emmanuel, nato e cresciuto in Italia, nella periferia crudele del litorale domizio, che per via della legge italiana rischiava di essere "rimpatriato" in una patria che non aveva mai conosciuto. Quella della madre, la Nigeria. La donna si trova in Italia dal 1996, con un permesso di soggiorno valido un anno, che gli sarà portato via dal marito durante il ricovero in ospedale per partorire Emmanuel. Efunkoya non rivedrà più né il marito, né il permesso di soggiorno. Il 2 ottobre scorso poi la sentenza del Tribunale per i minori di Napoli, che autorizza il bambino a risiedere in territorio italiano per altri 8 anni, fino cioè, al termine degli studi. Una speranza che ora diventa certezza, alla luce del fatto che la Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli non ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte stessa. Sono insomma trascorsi i tempi per l’impugnazione del provvedimento, e il bambino potrà quindi proseguire gli studi. Data la minore età, dovrebbe ora essere la madre del piccolo ad ottenere un permesso di soggiorno (Art.31, comma 3 del Testo unico sull’immigrazione, decreto legislativo 286 del ’98) che consentirà quindi anche ad Emmanuel di rimanere in Italia. «La vicenda è stata sicuramente sintomatica di un problema che c’è nel nostro paese e che il legislatore non vuole affrontare – ha commentato l’avvocato Mario Aspromonte, di Avvocati di Strada, che ha seguito tutto l’iter giudiziario -, cioè quello dei minori che nascono in Italia».
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