Ultime notizie: la diossina non esiste!!

Un grosso passo avanti per far sì che i mezzi di comunicazione di massa si occupino sempre meno della questione emergenza Campania è appena stato fatto. L'Apat - Agenzia nazionale di protezione ambientale e dei servizi tecnici - ha presentato una relazione in cui evidenzia come allo stato il fenomeno diossina in Campania si presenti con caratteristiche simili a quelle del resto d'Italia e d'Europa. Dunque cessa così, tramite una delibera della giunta regioonale, l'emergenza diossina nella nostra regione. Emergenza che era stata dichiarata tra il 2001 e il 2003. Cosa è cambiato da allora ad oggi? Non lo sappiamo. Bonifiche non sono state fatte, e i rifiuti sono continuati a bruciare nelle campagne del casertano e del napoletano, oltre che nei centri abitati.
Il testo regionale dice comunque che la regione può essere suddivisa in tre aree di attenzione, una a basso impatto, una di medio impatto e una ad alta concentrazione di diossine. Ovviamente si tratta del casertano e del napoletano. In particolare parliamo delle zone rientranti nell'area di interesse dell'Asl Caserta 1. La parola passa quindi ai singoli Comuni. La Regione cancella la mappa del rischio disegnata negli ultimi anni. Probabilmente comportava troppa responsabilità essere perfettamente al corrente della situazione senza fare nulla. Ora saranno i Comuni interessati a dover prendere misure sulla questione. Cadono tutte le prescrizioni precedentemente emanate. Allevamenti, insediamenti agricoli.. Si torna tutti sui campi, tutti sui terreni allegramente. Certo permangono i controlli dice la Regione. Ah bè allora!! Rispondono i cittadini rassicurati!
I campi prima considerati troppo velenosi per poter far pascolare le greggi da oggi tornano ad essere fruibili. Sani e produttivi.
Giusto per la cronaca.. i 5662 ettari che in provincia di Caserta erano considerati a rischio (Marcianise, Recale, San Marco Evangelista, Portico, Macerata, San Nicola la Strada, Capodrise) diventano miracolosamente nuovamente puri e vergini. Intanto l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato uno screening su circa 900 persone residenti nelle maggiori aree a rischio. Non ci resta che sperare nei medici.
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